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IO?DRAMA, la musica che non passa per i talent show. Fabrizio Pollio si racconta in un’intervista a UrbanPost

Gli IO?DRAMA nascono in provincia di Milano nel 2004, una rock band attualmente formata da tre giovani musicisti uniti dalla passione per la musica, Fabrizio Pollio (29 anni, voce e chitarra acustica), Vito Gatto (26 anni, violino) e Mamo (30 anni, batteria). Mossi dallo stesso sogno, quello di dar vita ad una musica da vivere, suonare e cantare, inizialmente in piccoli locali di Milano e provincia e poi da portare in giro per l’Italia. Ebbene, in pochi anni questo sogno è diventato realtà.

Una vena artistica, la loro, scevra da qualunque artificio televisivo e mediatico, un prodotto autentico che dal ‘produttore’ arriva dritto al ‘consumatore’: è questa la prerogativa degli IO?DRAMA, che stupisce ancora di più se si considera l’attuale panorama musicale italiano, subordinato agli schemi imposti e ‘preconfezionati’ del format che va per la maggiore, il talent show televisivo. Loro sono la prova che si può, ancora, dare vita ad un vero e proprio laboratorio musicale, dove la materia prima si chiama vita, passione e, amalgamata alle note del pentagramma, dà vita ad un suono rock, in continua evoluzione e sperimentazione, sapientemente contaminato da innesti di violino. Un vestito musicale eclettico che crea una magica alchimia con i testi di brani mai banali che fotografano la realtà, non senza una punta di cinismo, ma che nel contempo invitano alla riflessione, trasmettendo una dolce malinconia che apre finestre ai sogni.

Fabrizio Pollio

Prima di sentir raccontare direttamente dalla Voce del gruppo, Fabrizio Pollio, un po’ degli ingredienti che definiscono l’anima degli IO?DRAMA, è bene ripercorrere alcune tappe salienti della loro carriera ormai quasi decennale, attraverso un excursus musicale che li vede autori, nel 2005, dell’EP autoprodotto, “Viscerale”.

Nel 2007 esce in tutti i negozi d’Italia “Nient’altro che Madrigali”, per Tube Records; un disco che riscuote un ottimo successo di pubblico e prende corpo attraverso live – ben 100 concerti in due anni – sparsi in giro per l’Italia. Un album da cui vengono estratti due singoli: “China sulla fine del mondo” e “Il testamento di un pagliaccio”. Nel 2010 esce, per ViaAudio records, il secondo lavoro degli IO?DRAMA, prodotto insieme a Paolo Mauri (Afterhours, Prozac+, La Crus), “Da consumarsi entro la fine”. Undici tracce dai suoni rock ma anche acustici, che vedono l’eccellenza nelle reminiscenze kafkiane del brano “Gli ultimi versacci di Gregor Samsa” e nella seconda traccia Musabella (grande successo su Radio2) che, prendendo spunto dai proemi della letteratura classica, ripropone in chiave moderna il topos dell’invocazione alla Musa fonte di ispirazione per l’autore, e mette in scena l’invito ad una fuga dal mondo.

Nel 2012 è la volta di “Mortepolitana”, un Ep da collezione, un concept-album realizzato in soli 2 mesi e contenente tre inediti, una cover e un bonus video. I tre musicisti nel frattempo non hanno mai smesso di portare in giro la loro musica, in un tour nelle piazze, nelle case e nei piccoli locali, che non conosce la data della sua fine. La strada degli IO?DRAMA, oggi, ci conduce ad un nuovo singolo, “Vergani Marelli n.1”, disponibile su iTunes dal 6 dicembre. Una chitarra graffiante accompagna versi che si fanno ascoltare e cantare già dal primo ascolto: “Che indifferenza fa una vita in più?”, parole a metà tra la domanda retorica e l’impietosa constatazione, che fanno riflettere su individualismo e misantropia, dilaganti al giorno d’oggi. Ma sarà proprio l’autore del brano, Fabrizio Pollio, a darci la chiave di lettura, nell’intervista per Urbanpost:

Vergani Marelli 1, perché questo titolo?

Fabrizio Pollio: “Vergani Marelli 1 è la via in cui ho vissuto a Milano per 2 anni, una zona abbastanza smorta, un quartiere ebraico di Milano, un ex ghetto secondo me. Tante delle figure che descrivo nel testo infatti sono ebree…

Nel brano parli di misantropia, ci spieghi perché?

Fabrizio Pollio: “Sì, in riferimento a queste persone … le vedevo arrivare, sempre serie – e io, sai come sono … – loro erano in difficoltà ad interagire con me, a relazionarsi . Tutti, eh, non solo la componente ebraica del quartiere, anche gli altri .. Io arrivavo da Settimo Milanese che è un paese piccolo, ed piombare  in una città come Milano e trovarmi in questa situazione di freddezza per me che sono molto sensibile al rapporto umano, non è stato facile. A Milano, nell’indifferenza più totale, ma non solo nei miei confronti, tra tutti. In due anni nessuna conoscenza vera, nessun rapporto umano”.

Questa canzone, quindi, rievoca un periodo triste?

Fabrizio Pollio: “Nooo, affatto! Contrariamente all’atmosfera che mi circondava, per me fu un periodo eccezionale, io vivevo con il mio più grande amico, ero appena andato via di casa, eravamo due ragazzi squattrinati ma pieni di voglia di fare, di divertirci, oltretutto gestivamo una società di eventi io e lui, era una situazione di grande fermento. Il punto di contatto in questa antitesi “nostra felicità/freddezza della gente” era il custode, totalmente dalla nostra parte; “sono arrivati i ggiovani, finalmente!”, così esclamava quando ci vedeva arrivare. Una bella sensazione durata due anni, che penso molti giovani abbiano vissuto e che già adesso che ho 29 anni non ‘sento’ più con quella stessa intensità, non hai più quello sprint della ‘prima volta’ in cui tutto sembra assurdo … Questa è la canzone che descrivere tutto questo, i miei (nostri) inizi, visti attraverso gli occhi di chi, come me, considera il mondo come fosse un teatrino.”

-A proposito di canzoni, parlami della bellissima “Musabella”. Un titolo che a mio avviso è un chiaro rimando all’Inno alle Muse dei poeti classici greci e latini, da Omero al De rerum Naturae di Lucrezio, mi sbaglio?

Fabrizio Pollio: “Sì, esatto. Musabella è un proemio, c’è stata in me la volontà di collegarla ai proemi virgiliani, omerici, dello stesso Ariosto… si chiama così proprio per dare una specifica chiave di lettura alla canzone. La persona a cui mi rivolgo è fonte di ispirazione. C’è comunque stato un po’ un ribaltamento del rapporto autore-musa ispiratrice: di solito il poeta nei proemi chiede alla Musa che gli dia la forza e l’ispirazione per cantare, invece qui la cosa carina è che, per dire che viviamo un periodo talmente disastroso a livello culturale, è addirittura il cantante che dice alla Musa “ti dò una mano io, riprenditi, perché ti vedo a pezzi…”.

-Altra cosa che colpisce di voi, nel periodo in cui dilagano i talent show, in cui tutti gli aspiranti artisti utilizzano la televisione come canale preferenziale per farsi conoscere in tempo reale e a più persone, voi scegliete di non calcare quella strada. Questa è una cosa che vi rende onore e vi diversifica dalla massa.

Fabrizio Pollio: “Questo dei talent è vero che è un fenomeno globale. Ma c’è tutta una popolazione che continua a fare le cose in casa, esattamente come chi cucina il pane ancora in un certo modo, chi ripara la suola di una scarpa con i chiodi, chi cuce e fa i vestiti a mano, c’è chi fa prodotti biologici e chi purtroppo gli ogm. Ecco, con la musica è un po’ uguale: i talent sono ogm e a me piace mangiare i prodotti fatti in casa, idem non seguo la ‘filosofia’ dei talent. Non vorrei mai che la mia musica fosse considerata alla stregua di un prodotto ogm. Non è affatto vera l’idea dettata dai luoghi comuni che “l’artista che va a X-Factor è uno che ci crede …” piuttosto il contrario, è quello che va a X-Factor che ha scelto di prendere la strada più corta. Il mio lavoro di cantante è farlo così, non andare ad X-Factor. Non considero i talent, né mi esprimo negativamente in merito. Ma penso che finiranno presto.”

-Ho notato che c’è un ‘lavoro’ sui testi delle tue canzoni e totale assenza di banalità. Sono canzoni diverse da ciò che comunemente si sente in giro. Le scrivi da solo?

Fabrizio Pollio: “Sì il nostro è un genere misto .. e penso sia legato al fatto che siamo una band in senso stretto. Sì, le scrivo da solo. Tutte contenute in appunti sparsi raccolti in soli 4 quaderni. Non sono uno di quelli che scrive di continuo. Principalmente mi limito ad esistere poi, a un certo punto, quando mi viene l’idea, la scrivo. Quando una mia idea, nata dall’esperienza, si traduce in rima la metto nero su bianco. Ho deciso di vivere a cuore aperto e quando sul mio cuore si poggiano delle parole poi le esterno.”

-Dando un’occhiata al vostro sito si nota subito una particolarità, mettete la vostra musica al servizio degli altri, quasi fosse ‘ad personas’ …

Fabrizio Pollio: “Sì sì la musica che noi facciamo è pura e scevra da tutto. Per ciò che riguarda i concerti, se ci lasciano liberi, senza paletti, con le nostre canzoni noi possiamo suonare anche in un garage per chi ci ama e ci segue nella nostra libera genuinità.”

-Chiuderei la piacevole conversazione con una tua definizione di musica. Cosa è per te la Musica?

Fabrizio Pollio: “Un acceleratore di emozioni, me le ha fatte sentire di più. E’ un purificatore, ha in me un effetto catartico. Suono principalmente per starmene sereno. Prendo in prestito le parole del recentemente defunto Lou Reed che diceva “io mi accorgo soltanto che quando facciamo delle canzoni, vediamo la gente che le ascolta, che se le balla e si sente un po’ meno sola, ed io trovo importante che la gente non si senta sola”, e questo vale anche per me, per il mio gruppo”.

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