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Italo Svevo: poetica e vita dell’amico di James Joyce

Una vita“, “Senilità“, “La coscienza di Zeno“, in questi tre romanzi si racchiude il mondo del famoso scrittore e drammaturgo triestino Italo Svevo, nato a Trieste col vero nome di Aron Hector Schmitz nel 1861. Fu anche autore di racconti brevi e opere teatrali, ma il suo quarto romanzo non riuscì a finirlo (il titolo presumibilmente pare fosse “Il vecchione” o “Le confessioni di un vegliardo”), in quanto a seguito di un incidente automobilistico avvenuto vicino Motta di Livenza (Treviso, il 12 settembre del 1928 fu colto il giorno dopo, il 13, da una crisi cardiaca che si rese fatale per la sua vita).

A soli tredici anni suo padre Franz lo mandò a studiare in Baviera, dove ebbe modo d’imparare perfettamente il tedesco, cosa che lo portò in futuro ad uno stile letterario molto forzato. Accanito lettore di classici e da subito molto vicino alla filosofia di Arthur Schopenhauer e Friedrich Nietzsche, cominciò a collaborare con il giornale “L’Indipendente” di estrazione socialista, dove pubblicò per lo più recensioni letterarie e teatrali.

Nel 1892 muore suo padre e nello stesso anno pubblica il primo romanzo “Una vita“, che inizialmente non trovò riscontro nella critica e nemmeno presso il pubblico. Collaborò anche con il quotidiano Il Piccolo e ottenne per un periodo una cattedra all’Istituto Revoltella. Tre anni più tardi pubblica “Senilità“, ma anche in questo caso non ebbe fortuna, al punto che pensò di chiudere con la scrittura. Si dimise dalla banca dove lavorava da oltre quindici anni e entrò nell’azienda del suocero, recnadosi spesso all’estero.

Nel 1907 entrò in amicizia con il grande scrittore irlandese James Joyce che lo spronò a riprendere la scrittura. Si fece curare da Sigmund Freud e a seguito di questi eventi e conoscenze riprese la sua produzione letteraria. Nel 1919 inizia a scrivere “La coscienza di Zeno” che verrà pubblicato nel 1923, ma senza successo. Due anni dopo James Joyce propose il romanzo in Francia e divenne un libro di successo, poi reso famoso anche in Italia, in primis da Eugenio Montale. La letteratura di Svevo è sempre stata in contrasto tra il positivismo e la lezione darwiniana da una parte e l’antipostivismo di Nietzsche e Freud dall’altra. Cosa che ha portato l’autore a scrivere sempre in modo coerente, rimanendo una voce fuori dal coro.

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