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Ivan Zaytsev, intervista esclusiva allo Zar della Nazionale di pallavolo: “Grande impresa ma l’argento rode ancora”

Tra le imprese sportive più entusiasmanti alle Olimpiadi Rio 2016 c’è stata senza dubbio quella della Nazionale maschile di pallavolo che ha conquistato la medaglia d’argento al termine di un torneo quasi perfetto, con il sogno del gradino più alto del podio che si è infranto soltanto in finale contro il Brasile. Tra gli Azzurri di Blengini, uno dei leader indiscussi fuori e dentro al campo è stato senza dubbio Ivan Zaytsev: le sue battute a 122 km/h, le sue schiacciate millimetriche e il suo sguardo determinato dopo ogni punto sono entrate nell’immaginario collettivo, calamitando le attenzioni di un Paese intero che ha seguito con il fiato sospeso le sue imprese e quelle dei ragazzi di Italvolley. Abbiamo intervistato in esclusiva Ivan Zaytsev per parlare della cavalcata olimpica, della pallavolo e di tanto altro.

Italia Pallavolo

L’argento è stato un grande risultato, difficile però essere completamente soddisfatti?

“Un po’ mi rode ancora, la gioia per il risultato ancora non la sento del tutto mia. Sicuramente abbiamo fatto una grande impresa, ne siamo consapevoli, è stato un percorso intenso e bellissimo. Potevamo farcela ma alla fine chi vince l’argento sul podio olimpico è sempre il più triste.”

Non c’erano però solo facce tristi sul podio. Che cosa provavate al momento della consegna della medaglia?
“L’argento pesava molto al collo, qualche ora dopo si è sentita tutta la pressione del sudore, dei sacrifici e degli sforzi che abbiamo condiviso. Sul podio c’era un mix di emozioni: qualcuno era triste, alcuni erano molto felici. Difficile descrivere cosa si prova in quei momenti.”

La vostra cavalcata però ha entusiasmato un Paese intero, non è cosa da poco.
“Si, siamo riusciti a portare davanti alla tv tutti. Siamo stati capaci di spostare l’attenzione sulle nostre partite, si sono appassionati a noi e a quello che eravamo capaci di fare in campo.”

Ivan Zaytsev Intervista

Come si può mantenere viva l’attenzione sul movimento ora che le Olimpiadi sono terminate?
“Attraverso le possibilità individuali, dobbiamo essere bravi a far incuriosire ancora di più quelle persone che ci hanno apprezzato a Rio 2016, convincerli a venirci a vedere in tutti i palazzetti d’Italia. Nel nostro sport c’è un clima molto familiare ma ci sono anche agonismo e fair play.”

Ad appassionare, oltre ai risultati in campo, è stata la vostra capacità di essere sempre uniti.
“In campo siamo noi stessi, giochiamo senza fingere. Non siamo attori, siamo persone semplici e umili che si spaccano la schiena in palestra dalla mattina alla sera. Questa esperienza ci ha segnato, giocare sotto pressione a questi livelli ti da qualcosa in più, costruito con lo sforzo di tutti.”

Italia Pallavolo

C’è anche chi, sconfitto sul campo, vi ha criticato. Cosa ha pensato sentendo quelle dichiarazioni?
“Sinceramente non sto nemmeno ad ascoltare le polemiche, lasciano sempre il tempo che trovano. In campo abbiamo dato il massimo, ci sono state situazioni in cui abbiamo dovuto stringere i denti, con alcuni giocatori infortunati e un sestetto rimaneggiato come contro il Canada ma abbiamo sempre giocato per vincere ogni partita.”

Nemmeno il tempo di riposarsi ed è già ora di tornare in campo. Felice di essere tornato in Italia?

“Assolutamente, non vedevo l’ora di tornare in Italia. A Mosca mi sentivo un pesce fuor d’acqua. Mi mancava casa, il calore delle persone. Sono molto contento e carico per questa mia nuova avventura, a Perugia c’è una squadra molto ambiziosa. Sarà una bella sfida, dovrò cambiare ruolo. Spero di poter dare loro tanto e arrivare a vincere un trofeo.”

Il suo sguardo di ‘ghiaccio’ dopo ogni punto conquistato è diventato un emblema ma chi è davvero Ivan Zaytsev?
“Fuori dal campo sono diverso, sono abbastanza preciso e organizzato. Mi piace fare le cose con calma. Quando gioco però mi trasformo, non mi piace perdere. La sfida deve essere sempre sul piano dell’agonismo, non bisogna mai scadere nell’arroganza. Qualche volta magari esagero con qualche commento di troppo (ride) ma preferisco essere così. Cerco sempre uno stimolo in più per migliorarmi.”

Zaytsev intervista pallavolo
E i tatuaggi sul suo corpo? Cosa ci dicono in più sulla sua personalità?

“Tutti hanno un significato. Quello che ho sul petto l’ho fatto a 19 anni, in concomitanza con il
primo contratto tra i grandi. E’ un simbolo di ribellione, che indicava come mi piacesse fare le cose ‘senza regole’, una cosa che ho pagato in alcune circostanze e che mi aiutato a crescere. Quello che ho sulla coscia l’ho fatto invece 4 anni fa, rappresenta un po’ il processo di crescita di questi anni e poi c’è l’ultimo, sul braccio sinistro, che è ancora in fase di completamento, è il più importante: rispecchia il mio momento psicologico attuale, una maturazione sia sportiva che mentale.”

Una maturazione a cui ha contribuito anche l’essere padre?
“Mi ha cambiato molto. Si è aperto per me un mondo che prima era completamente sconosciuto, un mondo fatto di dinamiche padre-figlio, in cui bisogna imparare a comprendere.”

Tra campo e famiglia il tempo che rimane è davvero poco, altre passioni oltre la pallavolo?
“Vorrei appassionarmi ad un miliardo di cose ma non so mai quando farlo. Mi sono iscritto ad un corso da sommelier ma non ho idea se riuscirò a frequentarlo, mi piacerebbe anche imparare a suonare uno strumento musicale, studiare aprendomi a determinati argomenti. Magari anche attaccarmi soltanto alla playstation ma il tempo non c’è.”

Tornando al campo, un’ultima domanda. Indossa la maglia della Nazionale, risuona l’inno di Mameli: qual è la prima sensazione che le viene in mente?
“Onore. Difendere i colori del proprio Paese è qualcosa di unico, entrare in battaglia, sportivamente parlando, con la maglia della Nazionale e difendere i colori italiani è questo. Un onore.” 

Italia pallavolo Rio 2016

 

Olimpiadi Rio 2016 – Foto credits: FIBV 

 

 

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