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Jobs Act approvato, Pd sull’orlo di una crisi di nervi: Renzi e i suoi separati in casa

E’ notizia recentissima l’approvazione del tanto discusso Jobs Act che ha accelerato il formarsi di un cratere, non più una semplice frattura, all’interno del partito di Matteo Renzi. Il Pd è pieno di separati in casa che non intendono appoggiare le riforme del Premier e che, anche a viso scoperto, ne mettono in discussione il reale valore politico, economico e sociale.

I 29 deputati della minoranza del Pd che hanno scelto di non votare il Jobs Act spiegano in un documento la loro motivazioni: “Alla fine di una discussione seria e che rispettiamo non possiamo votare a favore del Jobs act (…) Ci preoccupa il cedimento culturale all’idea che la libertà di impresa coincida con vincoli da abolire per consentire finalmente il diritto di licenziare“.

In tutto sono 40 i compagni di Partito che hanno scelto di non appoggiare Renzi fra assenti, astenuti e contrari dichiarati: i a muso duro sono quelli di Giuseppe Civati e Luca Pastorino. Astenuti Paolo Gandolfi, Giuseppe Guerini, Marco Di Stefano, Francantonio Genovese, Simonetta Rubinato, Rosa Villecco Calipari, Francesca La Marca, Enrico Letta.

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