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Jobs Act: dopo l’approvazione alla Camera esplode la protesta. E’ scontro tra Orfini e Cuperlo

Il giorno seguente all’approvazione del Jobs Act alla Camera, esplode la rabbia e le polemiche volano sui social network: non passa inosservato il botta e risposta tra il presidente del Pd Matteo Orfini e il compagno di partito Gianni Cuperlo, che su Facebook si scambiano frecciate (“Primadonna”, “Impressionato dai tuoi toni”). Orfini pubblica poi una lettera in risposta a Cuperlo: “Tu ricorderai che all’inizio di questa legislatura io più di altri avevo perplessità sulla scelta di far nascere un governo insieme a Berlusconi. Ricordo un colloquio che ebbi con te in parlamento- scrive- in cui mi spiegasti che in quelle condizioni e dopo una decisione assunta collegialmente, non si poteva che bere l’amaro calice. Perché proprio nei momenti difficili è doveroso farsi carico collettivamente delle responsabilità, anche se non si condividono quelle scelte”. Come a dire, non si può invocare la coerenza quando fa più comodo.

L’ex responsabile economico del partito Stefano Fassina affida invece alle pagine di HuffPost le ragioni del consenso negato al disegno di legge delega del governo Renzi: “Il provvedimento è chiaro e effettivo sulle norme di arretramento delle condizioni delle persone che lavorano. È, invece, indefinito e virtuale nelle misure di ridimensionamento della precarietà. In sostanza, […] segue l’orientamento alla svalutazione del lavoro dominante nell’Unione europea e nell’euro-zona. Un orientamento non soltanto regressivo, ma recessivo”. Così il democratico Pier Luigi Bersani:

Per la Cgil la riforma “produce ulteriori divisioni tra i lavoratori e rende il lavoro meno dignitoso”. Cgil che scende in piazza in tantissime città italiane e la rete diventa il modo più efficace e veloce per condividere le manifestazioni di dissenso: dagli operai della Piaggio che bloccano i binari della stazione ferroviaria di Pontedera ai lavoratori di una quarantina di aziende dei Reggio Emilia che hanno bloccato per due ore la circolazione della tangenziale, mentre a Bologna prende corpo la protesta dei lavoratori Ravaglioli, Ima e di tante altre aziende e a Bergamo scendono in piazza i lavoratori FimCisl. “Il voto in Parlamento non ci ferma. La nostra mobilitazione prosegue a partire dallo Sciopero Generale” annuncia la Cgil e la segretaria Susanna Camusso promette di imboccare ogni strada possibile per far retrocedere il governo:

Ma la protesta è anche politica, come ci dimostra il tweet dei parlamentari di Sel– unici insieme ai colleghi 5stelle ad essere stati compatti nell’uscita dall’Aula- che li ritrae con in mano dei volantini di protesta

Questi i voti espressi ieri alla Camera dagli altri gruppi:
Forza Italia: 1 contrario e 61 assenti
Fratelli d’Italia: 1 favorevole e 5 assenti
Gruppo Misto: 14 favorevoli, 2 contrari, 3 astenuti e 3 assenti
Lega Nord: 1 favorevole e 17 assenti
Nuovo Centrodestra: 16 favorevoli e 5 assenti
Partito Democratico: 250 favorevoli, 2 contrari, 2 astenuti e 40 assenti
Per l’Italia: 12 favorevoli, 1 contrario e 4 assenti
Scelta Civica: 22 favorevoli, 2 assenti.
Luca Pastorino e Giuseppe Civati sono gli unici due deputati del Pd ad aver votato contro il Jobs Act; Giuseppe Guerini e Paolo Gandolfi gli astenuti dello stesso partito. Unico contrario di Per l’Italia Mario Sberna. Da segnalare che molti ex sindacalisti, da Epifani– che era sceso in piazza contro il Jobs Act la prima volta- a Damiano hanno votato a favore.

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