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Jobs Act, il Cdm approva il decreto attuativo sul contratto a tutele crescenti, fine dell’art 18

Il Consiglio dei ministri presieduto da Matteo Renzi ha approvato il decreto attuativo del Jobs Act, che normano il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. Ufficialmente l’art 18 non esiste più. I licenziamenti per motivi economici non prevedono più il reintegro nel posto di lavoro, nell’ipotesi di licenziamento illegittimo le tutele sono pecuniarie e crescenti in relazione all’anzianità di servizio del lavoratore. L’indennizzo corrisponderà a 24 mensilità senza aggravio per le aziende con più di 200 dipendenti. Queste nuove regole sui licenziamenti economici per i neo assunti potrebbero estendersi anche per i licenziamenti collettivi. Da sottolineare che le tutele crescenti per i licenziamenti economici illegittimi partono da 2 mensilità per ogni anno di servizio con un massimo di 24 mensilità, l’indennizzo minimo previsto ammonta a 4 mensilità. Inoltre è stata confermata la conciliazione veloce, il datore di lavoro può arrivare ad offrire una mensilità per ogni anno di lavoro fino a 18 stipendi, con un minimo di 2.

Il Governo ha pure approvato il decreto sull’Ilva di Taranto, che prevede il passaggio della società all’amministrazione straordinaria. Per il capoluogo pugliese sono previste risorse finanziarie per le bonifiche, per il Porto e per il Museo. Mentre era ancora in corso il Cdm il ministro Marianna Madia su Twitter aveva anticipato che il Cdm: “Proroga i contratti dei lavoratori precari delle Province. Con #superamentoprovince nessuno perde il posto e si danno migliori servizi ai cittadini”.

Reazioni contrastanti nel mondo politico alla riunione del Consiglio dei Ministri nella vigilia di Natale, Elvira Savino di Forza Italia ha commentato: “Convocare il Consiglio dei ministri il 24 dicembre è l’ennesimo fuoco d’artificio per gettare fumo negli occhi degli italiani. Il Governo vorrebbe ostentare di essere operoso, ma in realtà non sta facendo nulla. Un’altra slide pirotecnica del premier Renzi che da quando è a Palazzo Chigi, ha fatto peggiorare il debito pubblico, la recessione, la disoccupazione e la credibilità internazionale dell’Italia”. Mentre il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa ha dichiarato: “Accolgo con favore l’accelerazione impressa dal governo sul processo di riforme e in particolare il compimento degli ultimi passi necessari per l’implementazione della riforma del lavoro, che costituisce un superamento ideologico di una politica per troppi anni legata a totem anacronistici. Il Cdm di oggi conferma che c’è una forte volontà al cambiamento, volontà che l’Udc condivide e che ritiene imprescindibile per riportare il Paese al passo dei partner europei”.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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