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Jobs Act, primo decreto attuativo: il contratto a tutele crescenti

Approvato nel Consiglio dei Ministri del 20 febbraio 2015, uno dei quattro decreti attuativi del Jobs Act regolerà il nuovo contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti. Il nuovo contratto si applica ai lavoratori che verranno assunti dopo l’entrata in vigore del provvedimento (non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale) con contratto a tempo indeterminato. La novità principale del decreto attuativo sta nella nuova disciplina dei licenziamenti individuali e collettivi. Per i lavoratori assunti prima dell’entrata in vigore del decreto sono valide le norme precedenti.

La reintegrazione nel posto di lavoro è ora prevista solo per i licenziamenti discriminatori e nulli intimati in forma orale. Nel caso di licenziamenti disciplinari la reintegrazione sarà possibile solo nei casi di cosiddetti “licenziamenti ingiustificati”: si deve cioè accertare che non c’erano le condizioni per un licenziamento per giusta causa o giustificato motivo. Al posto del reintegro, viene introdotto un risarcimento, commisurato all’anzianità di servizio, e non affidato alla discrezionalità del giudice: per i nuovi licenziamenti il risarcimento corrisponderà a “due mensilità per ogni anno di anzianità di servizio, con un minimo di 4 ed un massimo di 24 mesi”.

C’è la possibilità della nuova conciliazione facoltativa incentivata, che eviterà di andare in giudizio: il datore di lavoro offre un mese di stipendio per ogni anno di servizio, esente da imposizione fiscale e contributiva, per non meno di due e fino ad 18 mensilità. Se il lavoratore accetta, rinuncia alla causa.

Purtroppo attuale è il caso dei licenziamenti collettivi, quelli cioè decisi da una impresa per ridurre il personale in caso di crisi, ristrutturazione aziendale o chiusura dell’attività. Questi licenziamenti sono possibili soltanto in casi specifici individuati dalla legge e dopo un procedimento in cui sono coinvolti anche i sindacati. Con il nuovo decreto, in caso di violazione delle procedure o dei criteri per i licenziamenti collettivi “si applica sempre il regime dell’indennizzo monetario” (minimo 4 massimo 24 mensilità). Rimane la reintegrazione, come per i licenziamenti individuali, solo in caso di licenziamento collettivo intimato senza forma scritta.

Anche per le piccole imprese vale per la reintegra solo il caso di licenziamenti nulli e discriminatori e intimati in forma orale. Altrimenti è prevista un’indennità di una mensilità per anno di servizio (minimo 2 massimo 6 mensilità).

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