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Jobs Act ultime novità sui controlli a distanza: che cosa cambia davvero per il lavoratore?

“E’ uno spionaggio nei confronti dei lavoratori. Se uno viene autorizzato a entrare nei mezzi di comunicazione che usano le persone, è difficile non definirlo Grande Fratello. Non ce l’aspettavamo, mi sembra evidente che per tante ragioni ci sia un abuso rispetto alle norme di diritto che esistono sulla privacy delle persone”. Questi i commenti di Susanna Camusso, segretaria della CGIL sul decreto attuativo del Jobs Act. Dall’altra parte, invece, Vincenzo Ferrante, professore di diritto del Lavoro dell’Università Cattolica risponde così: “La riforma dell’articolo quattro dello Statuto dei Lavoratori è la norme più innocua e logica dell’intero impianto del Jobs Act. Semplicemente viene aggiornato un dispositivo di 45 anni fa, si tratta di una mera razionalizzazione. Poi il datore di lavoro dovrà informare di ogni cosa il dipendente”.

Pareri contrastanti, pareri che alimentano le polemiche sulla possibilità di controllare a distanza i lavoratori. Ve ne avevamo già parlato qualche giorno fa, adesso, il dicastero ha precisato che il decreto adegua le norme dello Statuto dei Lavoratori: la norma non liberalizza, dunque, i controlli ma si limita a fare chiarezza circa il concetto di ‘strumenti di controllo a distanza‘ ed i limiti di utilizzabilità dei dati raccolti attraverso questi strumenti, in linea con le indicazioni che il Garante della Privacy ha fornito negli ultimi anni e, in particolare, con le linee guida del 2007 sull’utilizzo della posta elettronica e di internet”. Le imprese che montano le telecamere, inoltre, hanno l’obbligo di avere o l’autorizzazione sindacale o della direzione del lavoro.

Gli strumenti di controllo, tra l’altro, verranno installati “esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale; ed esclusivamente previo accordo sindacale o, in assenza, previa autorizzazione della Direzione Territoriale del Lavoro o del Ministero”. La modifica dell’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori, però, chiarisce che “non possono essere considerati ‘strumenti di controllo a distanza’ gli strumenti che vengono assegnati al lavoratore ‘per rendere la prestazione lavorativa’, come pc, tablet e cellulari. In tal modo, viene fugato ogni dubbio circa la necessità del previo accordo sindacale anche per la consegna di tali strumenti”.

Il Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, infine, si è schierato completamente a favore dei controlli a distanza: “Chi ha la coscienza pulita non dovrebbe temere nessun tipo di controllo, non deve aver paura di controlli a distanza. Non mi sembra una cosa così grave”.

Written by Giuseppe Cubello

Studente all'Università Magna Graecia di Catanzaro. Innamorato dello sport. Sogno di diventare presto giornalista pubblicista.

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