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John Lennon e Yoko Ono, 46 anni dopo il bed-in: ecco le azioni contro la guerra più curiose di sempre

Vi ricordate la celebre immagine che ritrae John Lennon e Yoko Ono comodamente sdraiati a letto, mentre alle loro spalle campeggiano le scritte “Hair Peace” e “Bed Peace”? Bene, oggi 25 marzo 2015 sono passati esattamente 46 anni da quando l’estrosa coppia ha dato il “la” al primo bed-in per la pace, cogliendo al volo l’occasione della luna di miele – certi che sarebbe stato un grande evento mediatico – per protestare pacificamente contro la guerra in Vietnam. Come si è svolto il tutto? Semplicemente tenendo aperte le porte della loro suite presidenziale all’Amsterdam Hilton Hotel, dove hanno accolto la stampa che tutto si aspettava tranne che i due continuassero semplicemente a parlare di amore e pace universale. Una prima azione di protesta non violenta e assai curiosa, a cui ne seguì una seconda a Montreal un paio di mesi dopo.

Ma quali sono, nella storia più recente, le gesta più clamorose a favore della pace a cui abbiamo assistito? Eccone quattro, convinti che non si esauriscano certamente qui le azioni più bizzarre di protesta contro la guerra.

La marcia del sale di Gandhi. Era il 12 marzo 1930 quando Gandhi divenne protagonista di uno spettacolare momento di disobbedienza civile: percorrere a piedi 320 chilometri per raccogliere del sale dalle saline, come gesto di protesta contro una tassa iniqua che il governo britannico voleva imporre ai sudditi indiani. Gli inglesi reagiranno arrestando centinaia di persone, tra cui lo stesso Gandhi e sua moglie.

Scatolette con ghiande da piantare per i politici. A John Lennon e Yoko Ono dobbiamo riconoscere un altro primato in fatto di azioni originali a favore della pace: per otto mesi consecutivi, a  partire dall’aprile del 1969, la coppia ha inviato una serie di scatolette con dentro delle ghiande a una cinquantina di capi di stato sparsi in tutto il mondo. L’invito? Piantarle, dando vita a due alberi come segno di pace. Tra chi rifiutò e chi – si dice – fece esplodere la busta per paura che si trattasse di un attentato, ci fu anche chi accettò l’invito e piantò le ghiande, come l’allora presidente della Jugoslavia Josip Broz Tito.

I pacifisti del movimento “Baring witness”. Ammettiamolo: nemmeno loro si sarebbero mai aspettati di essere citati al fianco di mostri sacri come Gandhi e John Lennon, ma l’associazione fondata da Donna Sheehan e Paul Refell gode di una discreta notorietà. Il segreto? Agire in nome della pace mettendosi…a nudo: gruppi di donne, fino a cento, si stendono in ampi spazi per terra a comporre con i loro corpi uniti il simbolo della pace o frasi che invitano ad abbandonare le armi in Iraq e ovunque si combatta.

La World Naked Bike Ride. Le famose pedalate nudiste, che attualmente si svolgono in 17 paesi, raccolgono le proteste di un gran numero di ciclisti contestatori: da chi lotta contro l’inquinamento a chi lancia il proprio messaggio a favore della sicurezza stradale fino, ovviamente, a chi protesta contro la guerra e in particolare alla dipendenza dal petrolio, causa di conflitti incessanti per accaparrarsi le risorse del pianeta.

(immagine tratta da Wikipedia)

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