in ,

Ken Loach filmografia, i magnifici 5 del vincitore di Cannes 2016

Non è una novità del Festival di Cannes: quando partecipa un premio o una menzione, a casa, deve portarla assolutamente. Parliamo di Ken Loach, regista classe 1936, britannico e in attività dal 1969. Per l’artista inglese si tratta della terza Palma d’Oro che porta a casa dopo quella alla carriera del 1994 e il riconoscimento del 2006 con il film “Il Vento che accarezza l’erba.” A regalargli la gloria, questa volta, la pellicola “I, Daniel Blake”: ma quali sono i magnifici 5 del vincitore del Cannes 2016? Ecco quali ha selezionato, per voi, UrbanPost.

1) RIFF RAFF (1991) – Conosciuto in Italia con il titolo “Meglio perderli che trovarli” significa, letteralmente, feccia oppure marmaglia. Ambientato nella Londra del 1990, racconta la storia di Steve, interpretato da Robert Carlyle, che da Edimburgo si trasferisce nella capitale inglese per cercare fortuna. Dopo una serie di vicissitudini ed aver vissuto il carcere, Steve trova lavoro sotto falso nome in un cantiere edile ed entra in un mondo molto complesso: difficili condizioni di lavoro, carenza di sicurezza, problemi salariali, scarso sussidio. Con questo film, Ken Loach ha mosso una denuncia forte verso i datori di lavoro e un’assenza latente del mondo del sindacato a tutela delle fasce più “basse”.

2) MY NAME IS JOE (1998) – Ha segnato il mondo cinematografico grazie al suo linguaggio forte, grezzo e a tratti scurrile con il termine “fuck” diventato a tutti gli effetti uno slang della quotidianità. Ken Loach, con questo lavoro, ha ottenuto un ottimo riscontro tanto da far ottenere, proprio al Festival di Cannes del 1998, il premio a Peter Mullan come migliore interpretazione maschile. Il film, ambientato nella Glasgow degli anni ’90, racconta la storia di Joe, un ex alcolista, disoccupato, capace di incarnare alla perfezione il tipo di cinema scelto, da sempre, da Loach. Amore e amicizia sullo stesso piano in un contesto in cui emergono le differenze sociali, economiche e culturali, dove l’alcol regna sovrano e la morte è la catarsi dell’anima.

3) IL VENTO CHE ACCAREZZA L’ERBA (2006) – Con questa pellicola Ken Loach ha vinto la Palma d’Oro al 59^ Festival di Cannes, proprio dieci anni fa, raccontando la guerra di Indipendenza irlandese del 1919-1921 e la guerra civile dell’anno successivo. La trama de “Il vento che accarezza l’erba” prende in esame la storia di un giovane medico, O’Donovan, pronto a lasciare l’Irlanda e andare a Londra ma, le vicissitudini subite dagli irlandesi in favore degli inglesi, lo portano a cambiare idea e arruolarsi presso l’IRA irlandese per ottenere l’indipendenza. Il racconto di Ken Loach è stato molto apprezzato anche per il messaggio insito nel film che, oltre a trattare l’indipendenza irlandese, ha messo in risalto i caratteri di un rapporto fraterno capace di portare anche alla morte.

4) IL MIO AMICO ERIC (2009) – Eric Cantona, storico volto del mondo del calcio, ha contribuito a questa realizzazione insieme a Paul Laverty, storico sceneggiatore che da sempre affianca Ken Loach nelle sue realizzazioni. Questo film del 2009 è stato realizzato tra Regno Unito, Francia e Italia e racconta la storia di Eric, un postino di mezza età che vive a Manchester e da sempre ha un rapporto molto controverso con le donne: a trent’anni ha abbandonato moglie e figlia e ora vive con i suoi due figliastri che gli sono stati lasciati dalla seconda moglie. Durante una delle tante sere in cui Eric ripensa al passato ecco che gli appare Eric Cantona, il suo idolo del Manchester United di cui è grande tifoso e grazie a lui riuscirà a recuperare tutto quello che ha perso in passato.

5) SWEET SIXTEEN (2012) – Al Cannes del 2012 ha vinto il premio come miglior sceneggiatura grazie al lavoro realizzato da Paul Laverty e racconta, in questo nuovo film di Ken Loach, la storia di Liam e di sua madre: quest’ultima, Jean, è in carcere ma uscirà in tempo per il sedicesimo compleanno sperando che tutto possa andare diversamente rispetto al solito. Liam sogna una famiglia che non ha mai avuto Ma insieme ai suoi amici ne combinerà un’altra delle sue ed avrà grande difficoltà a tornare indietro: il film è tratto da My Name is Joe così come raccontato dallo sceneggiatore Paul Laverty.

sonia peronaci

Le ricette di Sonia: da Giallo Zafferano alla tv

Grey's Anatomy 12 anticipazioni

Grey’s Anatomy 12×24, finale di stagione con addio: come andare avanti