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Kenya, i jihadisti minacciano altri attacchi mortali all’indomani della strage

Il Kenyanon si lascerà intimidire dai terroristi che hanno scelto di uccidere degli innocenti per umiliare il governo“. E’ quanto afferma il ministro degli Interni keniota Joseph Nkaissery in visita a Garissa, all’indomani della strage di matrice terroristica che ha portato alla morte di 147 studenti cristiani nel campus universitario della cittadina.

Nel frattempo però arrivano nuove minacce contro lo Stato dell’Africa centro-orientale. Ali Mohamud Rage, portavoce di Al Shabaab – l’organizzazione jihadista autrice del massacro di ieri – ha infatti dichiarato alla radio al Andalus, vicina al gruppo: “Il Kenya vivrà altri attacchi mortali. Non ci sarà alcun luogo sicuro per i kenyoti, fintanto che il Paese manterrà le sue truppe in Somalia“, in riferimento all’azione dei militari del Kenya in Somalia nella missione dell’Unione Africana a sostegno del governo locale per il mantenimento della stabilità politica nel Paese.

Dall’altra parte sono molti i messaggi di solidarietà verso il Kenya. Papa Francesco in un telegramma, inviato dal Segretario di Stato Pietro Parolin al presidente della Conferenza Episcopale del Kenya John Njue, si dichiara “profondamente rattristato dall’immensa e tragica perdita di vite umane” e palesa “vicinanza alle famiglie delle vittime e a tutti i keniani in questo momento doloroso“.  Anche il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, in una nota della Farnesina “condanna fermamente il brutale attacco degli Shebaab somali all’Università di Garissa” ed esprime “la solidarietà propria e del popolo italiano al governo, ai famigliari delle vittime e al popolo keniota”.

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