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Kula Shaker K 2.0 tour 2016 Italia, “Così vi raccontiamo i nostri 20 anni, dalla Brexit allo stato di salute dell’industria musicale” [INTERVISTA]

Ritornano in Italia i Kula Shaker, storica band britannica fondatasi ufficialmente nel 1995: il loro tour 2016, per festeggiare i venti anni dall’uscita del celebre disco “K”, partirà da giovedì 14 luglio a Firenze, presso il Parco delle Cascine, per poi abbracciare Roma e Rimini nei due giorni successivi. Celebri per aver aperto l’epoca della discografia britannica conosciuta come post-britpop, Crispian Mills e colleghi sono ritornati insieme nel 2005, dopo un breve periodo di pausa. Per presentare i loro concerti italiani con “K 2.0”, i Kula Shaker hanno rilasciato alcune interessanti dichiarazioni ai microfoni di UrbanPost nel corso di una lunga e simpatica intervista.

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Partiamo dal tema delle ultime settimane: Brexit. I Kula Shaker come sono favorevoli o contrari? Come avete vissuto il verdetto di venerdì scorso? Cosa cambierà per l’industria musicale della Gran Bretagna?
“Brexit? Chiunque abbia vissuto a Londra in età adulta non può non ammettere come la miglior cosa per l’individuo sia l’insieme di nazioni e culture. Noi amiamo l’Europa e il cambiamento purtroppo è inevitabile, vedremo se riusciremo ad affrontarlo insieme.”

1996-2016, venti anni fa la pubblicazione del vostro primo album, “K”, che ha ottenuto il maggior successo: come sono cambiati i Kula Shaker in questi due decenni e che ricordi avete di quel periodo?
“Non sembra siano passati vent’anni a dir la verità, in questi anni abbiamo lavorato a tanti altri progetti, siamo diventati mariti e padri. Siamo cambiati in positivo, abbiamo maggiore fiducia in noi stessi e siamo più rilassati rispetto al passato. Ad esempio, quando ‘K’ ha raggiunto il successo noi non eravamo soddisfatti di come suonava, soprattutto Alonza e Crispian. Dei ricordi? Beh, una gran storia riguarda la registrazione della prima sessione per Strangefolk negli studi di Peter Gabriel, circa dieci anni fa. Mentre camminavamo per un sentiero mi sono ritrovato a faccia giù in acqua, urtato da Alonza. Pensavo di essere finito in un buco nero (dice Paul Winter-Hart, ndr.)”

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I Kula Shaker sono nati nel 1995, avete ottenuto quattro anni di grandi successi tanto da rientrare in una delle band più influenti del periodo post-Britpop: quali sono stati gli ingredienti del successo iniziale?
“Siamo nati precisamente a cavallo tra il 1992 e il 1993 ma la nostra prima esibizione e i nostri primi demo risalgono a quella data. Abbiamo avuto grande etica per il lavoro che ci ha dato il trampolino giusto per avere successo, era il nostro periodo giusto, il momento ideale. Abbiamo pensato: ‘più il lavoro è duro, più otteniamo fortuna.’”

“K2.0”, questo il titolo del nuovo disco è una semplice rielaborazione del primo album? O è un nuovo capitolo dei Kula Shaker? Quali sono le differenze con i precedenti lavori degli ultimi anni come, ad esempio, Pilgrims Progress o Strangerfolk?
“La prima grande differenza è che in questo disco abbiamo una piccola squadra di promozione che ci aiuta con l’aspetto business. Ad esempio, in Pilgrims Progress e Strangerfolk ci sono grandissimi pezzi ma difficili da far rendere a livello finanziario, o dal punto di vista logistico. Con questo disco siamo a conoscenza di quello che abbiamo fatto in “K” in passato oppure realizzato in altri lavori, ci muoviamo con nuovi approcci. L’obiettivo è quello di abbinare entrambe le cose senza essere troppo ‘schizofrenici’, il nostro sound è sempre stato molto psichedelico, accompagnato a un sound folk. Pensare di inserire tutti questi sound è sicuramente la principale differenza rispetto a ‘K’. Inoltre, per ‘K2.0’ abbiamo potuto avere a disposizione maggiore budget e pianificazione, siamo stati in un grande studio a Londra anche se la maggior parte della registrazione è stata fatta da Alonza in Belgio, come accaduto con Piligrims Progress. Abbiamo dato tantissima attenzione ai particolari, con grandissimo entusiasmo per questo nuovo lavoro.

Kula Shaker 2


Potete dare qualche anticipazione per i fan che verranno a vedervi alle vostre tappe italiane: che tipo di spettacolo devono aspettarsi?
“Che tipo di spettacolo devono attendersi? Beh, possiamo assicurare ai fan italiani che sarà uno spettacolo assolutamente sorprendente, porteremo in scena alcuni brani non rientranti in questa nuova registrazione, qualcosa ancora da decidere. Porteremo tanto materiale di ‘K’, come fatto in questi mesi in giro per il mondo.”

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Qual è la situazione attuale della discografia britannica?
“Sicuramente non è semplice parlare così velocemente della situazione relativa all’industria musicale, non è ricca come era una volta ma questo non è per forza un brutto segno. C’è tanta creatività, specie a Londra che è un luogo ideale per le persone per potersi incontrare e lavorare dando vita a nuove collaborazioni. Non importa da dove vieni, l’importante è la musica che unisce anche popoli diversi. Gli inglesi, purtroppo, alle volte hanno bisogno ‘di calcioni’ per potersi svegliare.”

Intervista a cura di Antonio Paviglianiti e Valeria Panzeri

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