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Kurt Cobain a 25 anni dalla morte: perché è impossibile dimenticarlo

Il ricordo è vivo come fosse ieri, eppure son passati ben 25 anni dalla morte di Kurt Cobain. Erano gli anni ’90, un’epoca in cui le mode del momento erano dettate dai gruppi musicali, dalle star del palcoscenico più che dalle passerelle. Vere e proprie icone nel modo vestire e negli stili di vita. E il frontman dei Nirvana era un po’ così. Pensare che oggi avrebbe 52 anni è quasi strano, inimmaginabile pensare che quel mito potesse invecchiare. Aveva solo 27 anni quando, quel 5 aprile 1994, si tolse la vita.

Kurt Cobain, il bello e dannato dall’anima fragile

Kurt Donald Cobain, più che il frontman dei Nirvana era il simbolo di un’intera generazione, quegli adolescenti degli anni Novanta che si dimenavano sulle note di una musica arrabbiata e al contempo disarmante, in netto contrasto con il decennio precedente. Ma anche un riferimento (rivoluzionario) per la generazione di ventenni usciti dalla “sbornia” elettronica, conformista e patinata della musica anni ’80. Occhi azzurri ma persi, capelli lunghi e biondi, Kurt Cobain era il bello e dannato dall’anima fragile. Una debolezza che, dopo aver bruciato la sua vita tra dipendenze e sofferenze fisico-psicologiche, l’ha portato a porre fine alla sua esistenza. Un gesto estremo conseguenza di un’infanzia infelice, seguita da disperazione, ossessioni e fobie.

Kurt Cobain, “Meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente”

Sarà, forse, per quel terrore di smarrire la passione per la musica o per la fobia dei media e della folla, che Kurt Cobain rimane unico e indimenticabile. “Ricorda, meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente”, le parole di Cobain nella ‘lettera d’addio’ che la moglie Courtney Love lesse ai fan sotto choc per la notizia del suicidio, racchiudono l’essenza di una vita. Quella breve ma pienamente ‘consumata’ dell’idolo di intere generazioni.

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