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La bufala della migrante con lo smalto sulle unghie: la vera storia di Josefa

Ha fatto il giro del web la foto che ritrae Josefa, migrante tratta in salvo dalla Open Arms nelle acque di fronte alla Libia, con le unghie pitturate di rosso. L’immagine ha scatenato una vera e propria caccia alle streghe: Josefa è stata definita una falsa migrante, proprio in virtù di quello smalto sulle unghie che secondo i suoi detrattori dimostrava chiaramente la sua non appartenenza alla categoria. Ci ha pensato la giornalista di Internazionale Annalisa Camilli, che era a bordo della Open Arms, ha smontare la fake news. “Josefa ha le unghie laccate perché nei quattro giorni di navigazione per raggiungere la Spagna le volontarie di Open Arms le hanno messo lo smalto per distrarla e farla parlare. Non aveva smalto quando è stata soccorsa. Serve dirlo?”.

Camilli risponde ad un tweet di tale Doluccia, che su Twitter si definisce “speaker a tempo perso”, la quale il giorno prima aveva scritto: “Josefa scappa dalla guerra ma si è pitturata le unghie. Inoltre le mani non hanno l’aspetto spugnoso, tipico di quelle mani che restano in acqua per ore. Scusate ma io non ci credo al 100%”.  La giornalista di Internazionale ha poi pubblicato la vera foto del salvataggio della donna, quella in cui Josefa non aveva le unghie rosse. “Un dettaglio insignificante, se solo si riuscisse a capire il significato e la forza di quello scatto”, scrive La Repubblica. Di fake news sui migranti ne girano a quintali. E non sono solo chiacchiere da bar, considerato l’elevato numero di condivisioni che ottengono sui social, in barba a tutti gli algoritmi di intelligenza artificiale che avrebbero la pretesa di individuarle.

Le fake news possono provocare reazioni violente, efferate: come nel caso della campagna di odio scatenata in Myanmar contro la minoranza dei Roingya, proprio grazie all’utilizzo del più popolare tra i social network, Facebook. In riferimento ai post che incitano all’odio razziale, Facebook ha recentemente dichiarato di aver “trovato e segnalato circa il 38% dei contenuti su cui successivamente abbiamo agito, prima che gli utenti ce li segnalassero”. Negli ultimi due anni la società di Menlo Park ha lanciato nuovi sistemi per combattere la diffusione di notizie false sulla sua piattaforma. Questi sistemi includono l’aggiunta delle notizie correlate sotto gli articoli pubblicati, i fact-checker e l’apprendimento automatico. Anche se queste correzioni si applicano alle notizie, non hanno però mai affrontato, ad esempio, la disinformazione proveniente dai meme, potenzialmente molto più devastante come hanno dimostrato anche le ultime elezioni presidenziali USA.

 

Written by Andrea Monaci

48 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it, ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto tra gli altri per il "Lavoro e Carriere" e "Il Secolo XIX". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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