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La corrida patrimonio di Spagna, verso l’Unesco

Per un certo Hemingway era un’arte suprema, accostava i valori della vita a quelli della morte, trattenendo sotto la sabbia delle arene gli aspetti più bassi, ed esaltando la virtù e l’onore dei due contendenti. Questo accadeva quando la morte arrivava nel pomeriggio. Ci si è sempre divisi sulla corrida, in tutto il mondo e non solo in Spagna, dove negli ultimi tempi sembra voler prevalere la teoria che questa manifestazione sia crudele e antianimalista. Si è diviso anche il parlamento spagnolo nel votare la proposta che chiederà all’Unesco, se non ci saranno scossoni al passaggio al senato, di salvaguardare la corrida e la turomachia come bene dell’umanità intera.

PUPI SICILIANI

Pupi siciliani

La tradizione contro la modernità, il rito magico contro l’ambientalismo concreto. La proposta era stata affidata al parlamento da 600.000 firme tra cui molte tratteggiate direttamente da politici di vari schieramenti, intellettuali e artisti, tra cui spicca il premio Nobel Vargas Llosa. La richiesta formalizza il concetto della storicità delle manifestazioni inerenti la tauromachia, espressione culturale spagnola e francese da secoli.

L’Italia è il paese che detiene il maggior numero di patrimoni protetti dall’Unesco 49 per la precisione, seguita dalla Cina con 45 e proprio la Spagna è poi al terzo gradino del podio con 44. Ci saranno pressioni dei cinesi per non farsi scavalcare in classifica? Seguono nell’ordine: la Francia (38), la Germania (38), il Messico (32), l’India (30), il Regno Unito (28), la Russia (25), gli Stati Uniti (21), e via via altri. Probabile che la richiesta possa avere successo, del resto anche l’arte dei Pupi siciliani è patrimonio dell’umanità protetto dall’Unesco.

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