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La crisi del commercio e del turismo, nel 2013 chiuse 50mila aziende

Le proiezioni non mostrano nulla di buono, entro la fine di quest’anno assisteremo malauguratamente alla chiusura definitiva di 90 esercizi commerciali. A crescere di numero invece saranno le attività di vendita online.

Ed è proprio il commercio elettronico l’altra faccia della medaglia, quella che vuole a tutti i costi reagire alla crisi, sempre più giovani infatti in assenza di posti di lavoro, cercano di crearsi occupazione diventando imprenditori di se stessi. Nel primo semestre del 2013, 4 nuove attività su 10 di commercio e turismo sono state avviate da under 35.
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Le strade italiane dello shopping potrebbero di questo passo essere protagoniste di turisti e cittadini rassegnati dalle serrande abbassate, facendo trasformare il volto delle città in maniera radicale. Con le liberalizzazioni delle aperture e degli orari dei negozi, si pensava che il problema potesse essere risolto almeno in parte, in realtà non è stato così. I consumi non sono aumentati, anzi ulteriormente crollati. Inoltre, l’intervento non ha adeguato l’Italia alle normative europee, Secondo Confesercenti, nessuno dei più importanti Paesi della Ue ha un regime liberalizzato quanto il nostro. La stessa Confesercenti ha raccolto 150mila firme per cambiare il provvedimento: “il nostro auspicio è che Governo, Parlamento e forze politiche prendano atto della gravità della situazione del commercio e degli effetti esiziali che l’eccesso di liberalizzazioni sta avendo su di esso”.

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