in ,

La Cura dal Benessere, recensione: l’anticlimax di Gore Verbinski

Gore Verbinski ha consegnato al grande schermo un perfetto esempio di thriller psicologico sullo stampo di Shutter Island, lasciando a bocca asciutta chiunque si aspettasse un horror dall’acclamato regista di The Ring. La claustrofobia e un ineffabile senso di al-di-là sono i pilastri portanti de La Cura dal Benessere supportati dalla grandiosa fotografia di Bojan Bazelli. Fra gli imponenti grattacieli di New York facciamo la conoscenza di un giovane e ambizioso impiegato, Lockhart, determinato ad avere una carriera brillante. Il ragazzo viene incaricato di riportare nella Grande Mela il CEO della società nella quale lavora. L’uomo, infatti, si trova in una struttura svizzera finalizzata alla cura del benessere e situata sulle Alpi. Il suo soggiorno finirà per diventare molto più lungo e tortuoso del previsto poiché: “un uomo non può negare la verità, non può tornare volontariamente nelle tenebre o diventare cieco se ha ricevuto il dono della vista come non può tornare non nato“.

La musica di Benjamin Wallfish fa da sfondo a questo trionfo di colori grigi, di colori sporcati progressivamente e di atmosfere nebulose e orrorifiche. Un incipit sicuramente promettente che si impegna a presentarci una cura del benessere che è più una cura dal malessere del mondo umano, il quale, a differenza di quello animale soffre la vita nella società postmoderna, la frenesia, l’ambizione. In questo senso, scena chiave e cruciale de La Cura dal Benessere è l’incontro con il veterinario, colui che non può capire i mali dell’uomo, poiché sono molto distanti dalla semplicità che incornicia il mondo animale. Nei 146 minuti della pellicola vediamo dipanarsi la trama nei corridoi della paura di un centro di cura, con scene e protagonista, Dane DeHaan, che ricordano decisamente Shutter Island e Leonardo Di Caprio, thriller psicologico con cui sicuramente urgeva un confronto, anche se in questo caso, forse, troppo marcato.

La pellicola, nonostante un inizio promettente, subisce un appiattimento di trama che lascia l’amaro in bocca. Gli ingredienti per generare la giusta suspance non mancano: la cura dei dettagli è minuziosa, il tema principe continuamente marcato – in questo caso l’acqua -, numerose le scene visivamente cacofoniche che mischiano l’onirico alla realtà, ma tutta la tensione inizia a scemare nel corso delle indagini del nostro Lockhart, portandoci sempre più all’interno dei soliti cliché e sempre più distanti dai colpi di scena che manterrebbero alta la tensione.

Notevole l’utilizzo del montaggio alternato in alcune sequenze, come quella dell’incidente che riesce a creare un mix tra ciò che sta avvenendo, ciò che è avvenuto e ciò che avverrà nel corso della storia. In questo caso, anche l’utilizzo ripetuto delle anguille figura come un’espressione metaforica che, con l’accostamento di inquadrature, genera un’associazione di idee, aumentando così la tensione nello spettatore. Non è solo la regia, però, il pezzo forte: Verbinski, deve un grande credito alla fotografia di Bojan Bazelli che mostra con straordinaria efficacia la geometria dell’edificio e la fisicità della scenografia.

Nonostante ciò, tutti gli sforzi per creare un film potenzialmente eccezionale vengono vanificati nella seconda metà della pellicola. Pare infatti che Verbinski abbia diretto solamente la prima metà de La Cura dal Benessere e che anche la troupe al completo sia stata sostituita. Il dramma generato dai colori va scemando in alcuni campi e contro campi in cui lo sfondo viene sfaldato da un bianco che non rende giustizia alla straordinarietà di alcune scene iniziali. Non solo, la pellicola perde gran parte della sua credibilità drammatica in un vorticoso anticlimax che distrugge le aspettative in un progressivo assottigliamento della trama. In definitiva ci troviamo di fronte un film che poteva assolutamente essere un capolavoro, ma ha giocato male le sue carte, finendo per dare alla luce un lavoro mediocre e scontato.

La cura del benessere

probabili formazioni Serie B

Serie B, probabili formazioni della 34a giornata

Gazzé concerto Estragon 5 febbraio 2016

Max Gazzè Alchemaya Scaletta Concerti: ecco la setlist della “rivoluzione”