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La destalinizzazione sessant’anni dopo il XX Congresso del Pcus e il rapporto segreto di Krušcëv

Sessant’anni fa, il XX Congresso del Pcus, che si svolse a Mosca dal 14 al 26 febbraio 1956, ha segnato l’inizio sella destalinizzazione. Giuseppe Stalin, potente capo del Partito Comunista, era morto il 5 marzo 1953 e il potere era passato a una direzione collettiva il cui capo era Nikita Sergeevic Krušcëv, eletto nel settembre del 1956 segretario del Partito Comunista. Durante il XX congresso del Pcus, Kruscev passa alla storia per aver presentato due rapporti, uno, ufficiale in cui discorreva della coesistenza tra capitalismo e comunismo in rapporto di competizione; il secondo, segreto, in cui denunciava la politica criminale di Stalin che aveva imposto sacrifici indicibili al popolo russo controllato dai servizi segreti e dalla polizia e aveva oltremodo sfruttato le economie dei Paesi comunisti. Le dichiarazioni di  Krušcëv rappresentarono una vera e propria bomba. Il 16 marzo il New York Times riuscì a pubblicare indiscrezioni sul rapporto segreto di Kruscev in cui si denunciavano i metodi terroristici di Stalin. Il 4 giugno lo stesso New York Times diede alle stampe il rapporto integrale del segretario del Partito Comunista, scatenando polemiche e discussioni in tutto il mondo.

In Italia Palmiro Togliatti, declassò i fatti denunciati a limiti del culto della personalità e a “violazione della legalità socialista”. Sul Corriere della Sera, in una sua analisi il politologo Angelo Panebianco ha scritto: “I più evitarono di assimilare la principale lezione: si era dimostrata falsa, falsissima, l’idea che, sempre e comunque, il mercato sia il problema e lo Stato la soluzione. La falsità di quella tesi è all’origine del fallimento del comunismo. Non volendo prenderne atto, molti si raccontarono fole: anziché al nucleo duro della dottrina attribuirono il fallimento a fatti contingenti, come la presa del potere da parte di criminali quali Stalin, Pol Pot, ecc. Ma l’errore, invece, stava proprio nella dottrina”.

Il 7 marzo 1956 Togliatti tornando da Mosca ai giornalisti disse: “Gli sciocchi e i venduti latrano e continueranno a latrare, ma di essi la storia non terrà conto”. Kruscev venne considerato un traditore dai più, accusato all’interno di non aver lavato i panni sporchi in famiglia e dagli avversari di non avere condannato la sostanza. Qualche anno dopo Togliatti in un’intervista sulla rivista di Alberto Moravia “Nuovi Argomenti” mise alla berlina per la prima volta il sistema socialista per limiti di metodo. L’incapacità di Kruscev e dei dirigenti del Pcus di fare i conti con i limiti dell’ideologia marxista-leninista, li portò a scaricare tutte le colpe sul dittatore Stalin, per mantenere dogmaticamente in vita la “falsa coscienza” del mito ideologico. In Italia il leader maximo Palmiro Togliatti seguì il corso del Pcus, quindi diede il via a una parvenza di presa di distanza dagli errori staliniani, ma nei solchi dell’ambiguità, tanto che in molte sezioni del Pci l’immagine di Stalin rimase appesa alle pareti. Solo trent’anni dopo quel XX congresso del Pcus, in Italia, Enrico Berlinguer, avviò la fase di una forte revisione critica nei rapporti con la “casa madre del Pcus” con l’esperienza dell’eurocomunismo occidentale che si chiuderà con lo strappo da Mosca e la dichiarazione che si era esaurita la “spinta propulsiva della rivoluzione di ottobre”

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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