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La fake news di Amatrice sotto la neve utilizzata per campagne di odio contro i migranti

Cos’hanno in comune 49 migranti in fuga dagli orrori della fame e della guerra e i terremotati di Amatrice? Forse il fatto di essere bisognosi di aiuto, il richiamo alla solidarietà nei confronti di altri essere umani, l’aver perso la propria casa? No. I terremotati del Centro Italia e i migranti hanno in comune il fatto di essere, loro malgrado, protagonisti del dibattito politico e strumenti per gettar fango sull’una o l’altra fazione, spesso attraverso enormi bufale e fake news.

amatrice campo profughi libano

Ultimamente, infatti, sembra particolarmente diffuso l’utilizzo di immagini di Amatrice per rilanciare lo sloganPrima gli italiani”. Basta una foto credibile, una frase confezionata dai migliori militanti di destra e un account social. Il gioco è fatto. È questo ciò che è successo, a partire dal 9 gennaio, quando ha iniziato a circolare una presunta immagine di Amatrice, dove gli sfollati vivrebbero sotto metri di neve. La foto è rimbalzata tra Facebook e Twitter, ha infiammato gli animi e acceso il dibattito, costruito sulla pubblica indignazione. Poco importa se, in realtà, ritrae un campo profughi in Libano.

«Adesso che i buonisti sono felici per l’approdo e il salvataggio di 49 sconosciuti … adesso che non schiumano più rabbia … Ditegli che ci sono dei nostri fratelli sotto la neve, in casette fornite dai governi precedenti che cadono a pezzi … fratelli che sono nati qua, che hanno contribuito alla crescita di questo paese, che hanno radici talmente profonde e amore per la propria terra, da non averla voluta abbandonare … spero che questo governo si occupi di questi fratelli. Di quaraquaqua ne abbiamo già avuti abbastanza. #primagliitaliani #primalanostragente» Così scrive il leghista Nicola Costanzo su Facebook, sopra una foto che ritrae alloggi di fortuna sommersi da metri di neve, ottenendo oltre 17mila condivisioni.

«Il problema non sono 20 o 30 clandestini in più – si legge, invece, su Twitter, dall’account No Global Compact– ma il fatto di cedere al ricatto di chi guadagna sulla loro pelle: ti fai pagare, li metti in mezzo al mare per costringere paesi ad accoglierli. Che fessi ad Amatrice: sotto 2 metri di neve ma ignorati da tutti. Salite in barca!».

Bufala: Terremotati sotto la neve! In realtà sono profughi in Libano

A smascherare la bufala, però, c’ha pensato il blog Valigia Blu, seguito da giornalisti e testate che prima sui social e poi attraverso articoli di approfondimento hanno smascherato l’ennesima fake news.

amatrice bufala

Su Twitter è Arianna Ciccone, fondatrice e direttrice dell’International Journalism Festival di Perugia, a indignarsi e sbeffeggiare il gioco sporco, accidentale o consapevole, di chi ha usato quella foto per scatenare l’odio verso gli stranieri: «Se volete sfruttare la tragedia dei terremotati strumentalizzandola come argomento come la tragedia dei migranti, già ci fate una figura da sciacalli», ha risposto Arianna Ciccone. «Ma se per farlo usate la foto del campo rifugiati in Libano pensando sia Amatrice ci fate pure una strepitosa figura da coglioni».

bufala neve amatrice

Bufale: verificare le fonti per non essere schiavi

Non è finita qui. Utilizzare presunte immagini dello stato attuale in cui riversano gli sfollati in Centro Italia è, ormai, considerato il modo migliore per screditare i sindaci pro accoglienza e il sistema politico, che penserebbe ad aiutare prima “loro”, i migranti venuti a rubare lavoro, mancando di rispetto a “noi” cittadini italiani. In questi giorni, infatti, un’altra immagine è circolata con la didascalia “Amatrice oggi”. Tuttavia si tratta di foto tratte da Tgcom24, risalenti al 2017.

Da Bufale.net un esempio dei post che si diffondono a macchia d’olio:

Amatrice Bufale.net

Ciò di cui non si rende conto chi diffonde fake news, ma che sa bene chi le confeziona, è che, si tratti di migranti, terremotati o chiunque altro, il risultato è sempre lo stesso: odio, preoccupazione, sfiducia.

In un momento delicato come quello che stiamo vivendo, il rendersi conto che non tutto ciò che troviamo sui social è veritiero, che non tutti i blog e giornaletti online sono autorevoli e mossi da un’etica professionale è alla base di una visione meno pilotata della realtà.

Purtroppo, pretendere dal popolo del web maggiore attenzione, quando i politici per primi cadono (o fanno cadere) in queste trappole, rende tutto più difficile. Informarsi, in modo oggettivo e diversificato, verificando le fonti e creandosi una propria idea, che non si limiti a ripetere slogan vuoti, è il primo passo per non essere schiavi.

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