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La felicità in Italia, prima parte: siamo felici?

di Marcello Caruso e Daud Khan – In questo articolo, diviso in due parti, vogliamo discutere alcune questioni legate al benessere in Italia. Le principali domande sono: gli Italiani sono felici? Come sono messi in confronto con altri paesi europei? La loro felicità sta aumentando o diminuendo? E queste tendenze hanno un impatto sugli sviluppi politici e soprattutto sull’ascesa del populismo nel nostro paese? Nella prima parte dell’articolo vogliamo provare a rispondere alle prime domande e nella seconda a discutere delle conseguenze politiche.

I dati sulla felicità sono derivati dal rapporto annuale sulla felicità nel mondo (World Happiness Report 2019). In base ai dati raccolti dal prestigioso ente di sondaggi Gallup, 156 paesi nel mondo sono stati classificati in base alla percezione della qualità della loro vita da parte dei cittadini su una scala da 1 a 10. È stato anche chiesto loro se durante il giorno precedente avessero avuto esperienze positive (sensazione di felicità, ridere e divertirsi) o negative (preoccupazioni, tristezza o rabbia).

In testa alla classifica ci sono i soliti paesi scandinavi, come Finlandia, Danimarca e Norvegia; e altri paesi nord europei come Islanda e i Paesi Bassi. Tra gli ultimi in classifica ci sono paesi lacerati da conflitti e guerre, come Sudan del Sud, Repubblica Centrale Africana, Afghanistan, Yemen e Siria.

E l’Italia? Il nostro paese si trova al 36o posto, ben staccato dagli altri paesi avanzati come Gran Bretagna (15°), Germania (17°), Stati Uniti (19°) e Francia (24°). Cercando di capire i motivi di queste differenze, si nota che, per esempio, la differenza dell’indice di felicità tra Italia e altri paesi occidentali non è solo dovuta al PIL, ma anche a vari altri fattori tra cui la libertà di fare scelte di vita e i livelli di corruzione. In più, in Italia, in confronto con paesi come Gran Bretagna, Germania e Stati Uniti, meno gente afferma di avere qualcuno su cui contare in tempo di difficoltà!

Strano, perché viene da pensare che in un paese come il nostro con valori forti come famiglia e religione, la gente dovrebbe contare molto di più su una rete di supporto sociale ed economico. Chiaramente, né lo stato, né la Chiesa sono capaci di creare un sistema di Welfare in caso di disoccupazione, forte precarietà o malattia. Così, nel momento in cui ci si ritrova in difficoltà e soli al mondo, l’unica fonte di supporto è a carico della famiglia, che sempre più spesso trova difficile ricoprire questo ruolo da sola.

Diversamente in altri paesi, anche con meno valori tradizionali come famiglia e chiesa, questa rete di sostegno è stata creata dall’intervento dello stato tramite un reddito minimo di sopravvivenza, assistenza domiciliare per persone non autosufficienti ecc.

Il rapporto guarda anche a come è cambiata la felicità della gente in Italia tra gli anni 2005/8 e 2016/18. Anche qui ci sono sorprese per quanto riguarda l’Italia, dove il tasso di felicità è sceso di oltre il 5%. Gli unici paesi europei dove il calo è stato maggiore sono Spagna (quasi 8%) e Grecia (oltre 10%), entrambi paesi che hanno subito un grosso impatto dalle recenti crisi finanziarie (soprattutto la Grecia).

Questi dati indicano chiaramente un profondo fallimento delle politiche sociali ed economiche del nostro paese da decenni!

Fin qui abbiamo cercato di spiegare le cause del malessere generale degli italiani. Nella seconda parte dell’articolo, come già detto, esamineremo le conseguenze di tutto ciò sulla vita politica nazionale. (1-segue)

Gli autori

Marcello Caruso è uno scrittore e giornalista indipendente che vive a Scauri (LT).

Daud Khan vive tra Pakistan e Italia.  Ha studiato al London School of Economics, l’Università di Oxford e all’Imperial College of Science and Technology di Londra. Ha lavorato per 25 anni alla FAO.

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