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La felicità in Italia, seconda parte: le conseguenze per la politica

Nella prima parte di questo articolo, abbiamo constatato che gli Italiani sono meno contenti della loro vita e meno felici di molti altri cittadini europei. La differenza nel tasso di felicità tra Italia e altri paesi occidentali non è solo dovuta al PIL, ma anche a vari altri fattori tra cui la difficoltà di fare scelte di vita, i livelli di corruzione, e la mancanza di qualcuno su cui contare in tempo di difficoltà. Inoltre, sembra che il livello di felicità in Italia sia sceso negli ultimi dieci anni.

Questo basso livello di felicità e l’aumento del disagio sociale degli ultimi anni possono spiegare, almeno in parte, l’irrefrenabile ascesa di forze politiche “contro il sistema” in Italia? Studi più approfonditi svolti negli Stati Uniti indicano che le persone infelici tendono a non andare a votare – strano perché si potrebbe pensare che le persone insoddisfatte vogliano partecipare di più alla vita politica del paese, perlomeno per contare di più ai fini di un cambiamento positivo sia generale sia personale; ma i dati dicono il contrario. Sembra che depressione e apatia prevalgano! Probabilmente, ciò è dovuto alla rassegnazione che, spesso, si impadronisce dell’animo delle persone in forte difficoltà o comunque deluse dalla politica.

Da qui l’importanza e l’essenzialità di politiche sociali e di sostegno volte a non abbandonare a se stessi i cittadini in forte difficoltà economica, sociale e personale, non solo per una questione di civiltà e solidarietà, ma anche per evitare che in molti siano spinti da una parte all’astensionismo cronico oppure, dall’altra, a sostenere forze politiche attraverso cui sfogare la loro comprensibile rabbia e indignazione.

Un’altra indagine svolta in 15 paesi dell’UE (all’incirca su 140 milioni di cittadini) trova una relazione tra benessere (la crescita economica di un paese e il tasso di disoccupazione), il tasso di felicità e le scelte politiche. Più debole è la crescita economica, più alta è la disoccupazione, più probabile che i partiti al governo perderanno consensi. Ma anche con eventi casuali che hanno ben poco a che fare con le politiche del governo (la morte di una persona cara, oppure delusioni sentimentali o nei rapporti interpersonali e così via) e possono, tuttavia, avere un grosso impatto sulle elezioni.

Sempre secondo recentissimi sondaggi, l’Italia risulta essere un paese arrabbiato e maleducato: molti dei cittadini intervistati, infatti, dichiarano che nel nostro paese, nel corso degli anni, sono venuti sempre più a mancare il rispetto e l’educazione nei confronti del prossimo, semplici atti di gentilezza quali cedere il posto a sedere agli anziani sui mezzi pubblici, oppure dire un semplice “grazie”.

Vuoi per la routine quotidiana e i diversi impegni durante la giornata (la fretta di andare al lavoro, accompagnare i figli a scuola), vuoi per lo stress del traffico cittadino, la mancanza di tempo da dedicare agli affetti, agli interessi personali o anche semplicemente al relax, fatto sta che molte persone hanno smarrito il piacere delle piccole cose. Piccole ma, allo stesso tempo, grandi nel loro intrinseco valore: uscire a passeggiare, andare in bici, leggere un libro, conversare con amici e conoscenti, coltivare un hobby. Eppure, quante volte abbiamo sentito, o letto, che molti all’estero sono come innamorati dell’Italia, non solo per la sua storia, arte, cultura, varietà paesaggistica e di tradizioni; per il buon cibo e il gusto del bello, tutte qualità spesso ammirate che concorrono all’invidiato “stile di vita italiano”?

Sarà forse il fatto che il nostro paese è afflitto dalla mancanza cronica di una classe dirigente all’altezza della sua lunga e apprezzata storia, a concorrere a un generale senso di insoddisfazione di molti suoi cittadini, al di là dell’aspetto strettamente personale (finanziario ecc.)?

Servizi e mezzi pubblici inefficienti, burocrazia dai tempi lunghissimi per espletare semplici operazioni, mancanza o scarsità di supporto da parte delle autorità pubbliche nei confronti delle persone in difficoltà; scarsa valorizzazione di tutto ciò che favorisca attività all’aperto (piste ciclabili, spazi di verde) e attività culturali sono tutte conseguenze di una cattiva politica, troppo spesso presa da se stessa e coinvolta in storie di corruzione. Ecco, la corruzione, il grande male dell’Italia, che come diretta conseguenza ha quella di rendere la vita di milioni di cittadini più difficile di quello che sarebbe, se solo si vivesse in uno stato ben governato. Si sa: buon governo e corruzione sono spesso un ossimoro.

Gli autori

Marcello Caruso è uno scrittore e giornalista indipendente che vive a Scauri (LT).

Daud Khan vive tra Pakistan e Italia.  Ha studiato al London School of Economics, l’Università di Oxford e all’Imperial College of Science and Technology di Londra. Ha lavorato per 25 anni alla FAO.

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