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La La Land recensione: il sogno di Ryan Gosling ed Emma Stone si infrange contro la vita reale

La La Land recensione: la nostalgia prevale sul sogno

“Vorrei ma non posso” è il fil rouge di “La La Land”, l’ultimo film di Damien Chazelle che vede protagonisti due tra gli attori più amati del cinema internazionale degli ultimi anni, Ryan Gosling ed Emma Stone. Vorrei essere un musical hollywoodiano degli anni Cinquanta ma non posso perché non ho più l’ingenuità di quel periodo; non ho Fred Astaire e Ginger Rogers sullo schermo a muoversi, ma due giovani un po’ impacciati (che sia tutto voluto?). Vorrei essere un sogno che si dissolve con il lieto fine ma il tempo dell’happy ending è superato e do allo spettatore la delusione della vita reale alla quale non possiamo più sottrarci, nemmeno in un sogno, quello di Mia e Sebastian.

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La La Land recensione: l’omaggio alla Hollywood dei tempi d’oro

Eppure, malgrado ciò, ai Golden Globe 2017 “La La Land” ha già fatto scorta di premi e il successo potrebbe riproporsi alla notte degli Oscar. Difficile a dirsi se ciò accadrà anche al botteghino; se così fosse il merito probabilmente sarà soprattutto quello di aver scelto due tra i volti più celebri soprattutto tra i giovani come protagonisti. Un film di questo tipo, tra sogno e follia che vuole far rivivere la splendente Hollywood del Sogno Americano, senza un traino del genere nel cast difficilmente sarebbe stato notato, perché il musical, ahimé, non riesce più a far breccia nei cuori come una volta. Ad ogni modo alla stessa Hollywood piace chi omaggia con passione e nostalgia i tempi d’oro del cinema americano e di questo genere ormai quasi del tutto abbandonato e, molto probabilmente per questo, il film porterà a casa sicuramente qualche statuetta dagli Oscar 2017.

=> Scoprite qui il trailer e la trama di “La La Land”!

La La Land recensione: il sogno di Mia e Sebastian si infrange contro la vita reale

Mia è un’aspirante attrice, cameriera di professione, che si destreggia tra un provino e l’altro; Sebastian è un musicista jazz che vorrebbe far rivivere la grandezza di questo genere, ormai adatto solamente ai novantenni degli storici locali losangelini. L’incontro del tutto casuale, il doppio racconto dai due punti di vista dei protagonisti, l’amore che non dovrebbe sbocciare e invece sboccia ma alla fine deve fare i conti con la vita reale. “La La Land” si propone come film nostalgico, citazionista, quasi un omaggio amorevole con gli occhi del domani del musical hollywoodiano degli anni Cinquanta che invece, lo stesso film, mostra ormai in decadenza: i vecchi cinema chiudono e l’unico jazz che può sopravvivere è quello che si mischia con il pop per abbordare le giovani generazioni.

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“La La Land” è l’omaggio nostalgico ad un genere cinematografico purtroppo finito perché finiti sono i sogni che animavano quel periodo d’oro. Il musical dell’epoca funzionava perché faceva sognare gli spettatori, dava speranza; oggi le persone hanno smesso di fantasticare ad occhi aperti poiché i loro sogni si sono infranti contro la realtà della vita, esattamente come “La La Land”, ma soprattutto come l’amore di Mia e Sebastian. Entrambi alla fine hanno raggiunto il proprio sogno ma per farlo hanno dovuto sacrificare il loro amore, a dispetto di quel che cantavano insieme davanti al pianoforte.

Credit Foto: 01 Distribution

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