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La Lega fuori dal governo fa risparmiare sette miliardi di euro

Da quando la Lega non è più al governo c’è un risparmio pari a quasi 7 miliardi di euro. A sottolinearlo è stato proprio il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, che durante l’audizione in Commissione Bilancio alla Camera ha dichiarato: “Il risparmio di spesa di interessi del 2020 è stimato in 6,7 miliardi”, vista appunto la riduzione della spesa che lo Stato dovrà pagare di interessi sul debito.

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Sette miliardi di risparmio senza la Lega al governo

L’affermazione di Gualtieri non è stata accolta bene dal Presidente della Commissione Claudio Borghi, il quale sostiene che il risparmio possa essere al limite di 1,9 miliardi di euro. Ne è scaturita una discussione, finita con la richiesta del leghista Borghi a Gualtieri di portare più rispetto. La questione riguarda direttamente la spesa dello Stato per pagare gli interessi sul debito. Come si legge nel documento “L’impatto della riduzione dello spread sulla spesa per interessi”, il miglioramento delle prospettive di finanza pubblica registrato negli ultimi mesi è legato alla riduzione della spesa per interessi rispetto a quanto stimato nella prima parte dell’anno, quindi quando al governo c’erano la Lega e il Movimento 5 Stelle. Secondo le previsioni del MEF, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il calo di spesa dovrebbe aumentare fino a raggiungere 17 miliardi di euro nel 2022. “La Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (NADEF) 2019, infatti, prevede una spesa per interessi della pubblica Amministrazione che nel prossimo triennio calerebbe progressivamente – rispetto ai 61,3 miliardi del 2019 – fino a raggiungere i 56,5 miliardi nel 2022”, continua l’UPB. La cifra di 1,9 miliardi citata da Borghi verrebbe dal calcolo della variazione degli interessi tra il 2018 e il 2019, non considerando però lo spread e il miglioramento delle stime.

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Cala lo spread, calano gli interessi da pagare

Il documento dell’UPB spiega che “alla riduzione dello spread tra marzo e settembre si può attribuire quasi la metà della riduzione della spesa per interessi sui titoli di Stato tra il DEF e la NADEF” (la nota di aggiornamento del DEF), esattamente quanto sottolineato da Gualtieri quando ha affermato che il secondo è stato redatto dal precedente governo mentre il primo è frutto del lavoro e dei calcoli dell’attuale esecutivo. La riduzione dello spread ha quindi portato all’abbassamento del differenziale di rendimento e di conseguenza a un risparmio sugli interessi perché finanziare il debito, ora, necessita di meno denaro.
Luigi Marattin, deputato di Italia Viva, ha commentato così la questione sul suo profilo Facebook: “La previsione sulla spesa per interessi passivi non è basata sulla stessa discrezionalità che hanno tutte le altre categorie di spesa (ad esempio quella per investimenti o quella per acquisti di beni e servizi). Essa infatti si basa matematicamente sui rendimenti dei nostri titoli di Stato che, al momento della previsione, ESISTONO sui mercati finanziari. In altre parole, ad aprile di quest’anno il governo (tra l’altro quello Lega-M5S…) non ha previsto di spendere quasi 66 miliardi di interessi perché ha deciso di gonfiare le previsioni (tra l’altro… che interesse politico ne avrebbe avuto?!?!), ma perché quello era il numero derivante dal prodotto tra lo stock di debito 2020 e il costo medio del debito previsto nel 2020, il quale a sua volta era matematicamente ricavato dai tassi future sui titoli di stato italiani che erano ESISTENTI (non “previsti”!) ad aprile stesso.
Allo stesso modo, la previsione di settembre non è stata discrezionale. Ma si è limitata a prendere atto del cambiamento delle condizioni dei nostri titoli di stato sui mercati finanziari, che ora viaggiano a rendimenti molto più ridotti (se volete semplificare, sto parlando del calo dello spread). Che hanno permesso quindi di spendere nel 2020 circa 7 miliardi in meno di interessi passivi di quelli che altrimenti avremmo speso. E tra le cause più importanti del fatto che i nostri titoli di stato ora hanno rendimenti più bassi c’è il cambio di governo“.

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