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La psicologia della Gestalt al servizio della fotografia, parte quarta: vicinanza

Conoscere la regola della Gestalt inerente alla vicinanza permetterà al fotografo di evitare gravi errori di composizione. Domandiamoci cosa succede al cervello quando cerca di interpretare una rappresentazione bidimensionale (immagine) di una realtà tridimensionale (scena o soggetto dell’immagine). Il cervello svolge un lavoro notevole per immaginare la terza dimensione (profondità) che in fotografia può essere solo suggerita. Esistono casi in cui il cervello viene ingannato non riuscendo a costruire correttamente la terza dimensione, pertanto elementi dislocati nella realtà su piani diversi appaiono in fotografia sullo stesso piano (prendete ad esempio la classica foto del tizio che sorregge la torre di Pisa). Questo fenomeno va conosciuto e sfruttato poiché può giocare a favore del fotografo, ma può anche rovinare un’immagine.

Il nostro cervello davanti ad un’immagine può organizzare oggetti nella realtà erano distanti tra loro come una singola unità. È necessario quando si scatta evitare che ci siano elementi dietro al nostro soggetto che possano essere percepiti come parte integrante dello stesso. Cerchiamo di non fotografare mai persone con oggetti che spuntano dalla loro testa o situazioni del genere.

Chiamiamo spazio positivo il soggetto della fotografia e negativo tutto il resto. Un’immagine sarà ben riuscita se non ci saranno elementi dello spazio negativo che tendono ad entrare in quello positivo confondendosi e interferendo con esse.

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