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La psicologia della Gestalt al servizio della fotografia, parte prima

La psicologia della Gestalt può essere un utile strumento al servizio della fotografia. Gestalt significa forma, questa branca della psicologia si è sviluppata tra Germania ed Austria nella prima metà del ‘900 per tentare di dare una spiegazione ai processi percettivi che regolano il nostro modo di vedere ed interpretare un’immagine.  Questi studi possono essere molto interessanti anche per un fotografo, che conoscendo meglio come viene letta un’immagine e quali sono le interazioni occhio/cervello, può migliorare la composizione delle proprie fotografie al fine di renderle più accattivanti e dotarle di un messaggio più intellegibile.

La base dalla quale muove la teoria della Gestalt è che nella percezione visiva il tutto è più della somma delle parti, ciò sta a significare che il cervello aggiunge significato ed interpreta quello che vede l’occhio. Partendo da questo assunto sono state trovate alcune regole che determinano il funzionamento del processo percettivo:

  • Vicinanza: gli elementi vengono automaticamente divisi in sottogruppi in base ai rapporti di vicinanza.
  • Somiglianza: gli elementi vengono automaticamente raggruppati in base alla loro similitudine.
  • Buona forma: la struttura percepita è sempre la più semplice
  • Destino comune: gli elementi “in movimento” vengono raggruppati in base alla coerenza del movimento stesso.
  • Chiusura: ciò che compone una figura chiusa viene interpretato come un’unità.
  • Esperienza: si tendono ad unire gli elementi che in passato abbiamo già percepito come uniti.
  • Continuità: è la tendenza dell’occhio di seguire un percorso.

Esistono molte altre regole che spiegano come funziona il nostro apparato percettivo, ma quanto sopra rappresenta già un buon punto di partenza per chi vuole iniziare ad addentrarsi nella materia. Nel prossimo articolo vedremo come utilizzare questi principi per meglio organizzare dal punto di vista visivo (composizione) le nostre fotografie.

 

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