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La Ragazza del Mondo Film 2016: recensione e intervista [VIDEO]

Arriverà nelle sale cinematografiche mercoledì 9 novembre 2016 il primo lungometraggio di Marco Danieli, La Ragazza del Mondo, presentato in occasione di Venezia 2016. Ecco la recensione e l’intervista realizzata da UrbanPost in occasione della kermesse cinematografica.

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Buona la prima per Marco Danieli, regista La Ragazza del Mondo: lungometraggio presentato nella sezione “Giornate degli Autori” al Festival di Venezia 73. L’artista nato a Tivoli ha voluto portare sul grande schermo del palazzo del Cinema un lavoro che focalizzasse la propria attenzione su un mondo sconosciuto ai più: quello dei Testimoni di Geova. È questo il raggio d’azione con cui si sviluppa questo “dramma” che ha per protagonista la giovane Sara Serraiocco nei panni di Giulia: una ragazza di diciannove anni “imprigionata” in una gabbia costruita dalla propria famiglia e dalla comunità di “Geova”. Regole ferree e invalicabili. La preghiera quotidiana, gli incontri in comunità. I sacrifici che pervadono anche la propria carriera lavorativa: una studentessa modello costretta a mettere da parte gli studi per accontentare il volere dei genitori. Sullo sfondo proprio il nido familiare: La Ragazza del Mondo, attraverso uno studio approfondito sulla comunità dei Testimoni di Geova (come ha raccontato nel post-proiezione il regista Marco Danieli) mette in risalto come i credenti nel verbo di “Geova” riescano a porre, in un fanatismo aberrante, la fede al primo posto. E così, quando la giovane Giulia decide di ribellarsi perde tutti i suoi affetti: tagliata fuori dalla comunità e da tutto ciò che, fino a qualche giorno prima, appariva il suo mondo. Un cambiamento fin troppo veloce.

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“Gli altri, quelli del Mondo”, così vengono chiamati dai Testimoni di Geova coloro i quali non appartengono alla propria comunità. Ed è per “colpa” (o merito?) di Libero se Giulia riesce a trovare una propria forma di libertà. Apparente, ma pur sempre libera di sbagliare con la propria testa. Contrariamente a quanto si possa pensare, Danieli ha realizzato una sceneggiatura per nulla banale anche quando a entrare in gioco è la storia d’amore. Quel che inizialmente potrebbe apparire come una scontata relazione amorosa tra Sara Serraiocco e Michele Riondino (conosciuto sul piccolo schermo per “Il Giovane Montalbano) riesce a sorprendere il pubblico: lui è un ragazzo di borgata, reduce da un anno e mezzo di carcere per spaccio. L’identikit di Libero sembra tracciato: macho, duro e puro, parlata esclusivamente romana, sguardo da duro. Ma Giulia trafigge la sua maschera, così come il personaggio di Riondino riesce a travolgere la giovane donna, alla sua prima esperienza amorosa.

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Il mondo della fede da una parte, quello della delinquenza dall’altro. Da una parte una ragazza per diciotto anni ligia al dovere, dall’altra un ragazzo che, contrariamente a quanto vorrebbe, non riesce ad uscire dai cattivi ambienti in cui è cresciuto e si è formato. L’esordiente Danieli conduce la barca a riva senza sussulti e peccando in personalità: zero rischi, scarsa innovazione. La Ragazza del Mondo si lascia apprezzare e scorre via velocemente. Carica di significato la scena finale: il pentimento di Giulia, disposta a pregare nuovamente Geova per salvare il suo “fidanzato”, e l’overdose di Libero, prigioniero di un “Mondo sbagliato.”

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