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La ragazza del Mondo recensione film Venezia 73, davvero Libero dai Testimoni di Geova?

Buona la prima per Marco Danieli, regista La Ragazza del Mondo: lungometraggio presentato nella sezione “Giornate degli Autori” al Festival di Venezia 73. L’artista nato a Tivoli ha voluto portare sul grande schermo del palazzo del Cinema un lavoro che focalizzasse la propria attenzione su un mondo sconosciuto ai più: quello dei Testimoni di Geova. È questo il raggio d’azione con cui si sviluppa questo “dramma” che ha per protagonista la giovane Sara Serraiocco nei panni di Giulia: una ragazza di diciannove anni “imprigionata” in una gabbia costruita dalla propria famiglia e dalla comunità di “Geova”. Regole ferree e invalicabili. La preghiera quotidiana, gli incontri in comunità. I sacrifici che pervadono anche la propria carriera lavorativa: una studentessa modello costretta a mettere da parte gli studi per accontentare il volere dei genitori. Sullo sfondo proprio il nido familiare: La Ragazza del Mondo, attraverso uno studio approfondito sulla comunità dei Testimoni di Geova (come ha raccontato nel post-proiezione il regista Marco Danieli) mette in risalto come i credenti nel verbo di “Geova” riescano a porre, in un fanatismo aberrante, la fede al primo posto. E così, quando la giovane Giulia decide di ribellarsi perde tutti i suoi affetti: tagliata fuori dalla comunità e da tutto ciò che, fino a qualche giorno prima, appariva il suo mondo. Un cambiamento fin troppo veloce.

“Gli altri, quelli del Mondo”, così vengono chiamati dai Testimoni di Geova coloro i quali non appartengono alla propria comunità. Ed è per “colpa” (o merito?) di Libero se Giulia riesce a trovare una propria forma di libertà. Apparente, ma pur sempre libera di sbagliare con la propria testa. Contrariamente a quanto si possa pensare, Danieli ha realizzato una sceneggiatura per nulla banale anche quando a entrare in gioco è la storia d’amore. Quel che inizialmente potrebbe apparire come una scontata relazione amorosa tra Sara Serraiocco e Michele Riondino (conosciuto sul piccolo schermo per “Il Giovane Montalbano) riesce a sorprendere il pubblico: lui è un ragazzo di borgata, reduce da un anno e mezzo di carcere per spaccio. L’identikit di Libero sembra tracciato: macho, duro e puro, parlata esclusivamente romana, sguardo da duro. Ma Giulia trafigge la sua maschera, così come il personaggio di Riondino riesce a travolgere la giovane donna, alla sua prima esperienza amorosa.

Il mondo della fede da una parte, quello della delinquenza dall’altro. Da una parte una ragazza per diciotto anni ligia al dovere, dall’altra un ragazzo che, contrariamente a quanto vorrebbe, non riesce ad uscire dai cattivi ambienti in cui è cresciuto e si è formato. L’esordiente Danieli conduce la barca a riva senza sussulti e peccando in personalità: zero rischi, scarsa innovazione. La Ragazza del Mondo si lascia apprezzare e scorre via velocemente. Carica di significato la scena finale: il pentimento di Giulia, disposta a pregare nuovamente Geova per salvare il suo “fidanzato”, e l’overdose di Libero, prigioniero di un “Mondo sbagliato.”

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