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La Region Salvaje recensione film Venezia 73, il piacere fantascientifico e il suo tocco di classe

Dopo il successo di Cannes del 2013 con Heli dove ha vinto il “Prix de la mise en scène”, torna con il suo quarto lungometraggio il giovane, e talentuoso, regista spagnolo Amet Escalante: al Festival del cinema di Venezia la sua pellicola, “La Region Salvaje”, ha diviso in due la critica. Da una parte chi ha bocciato il nuovo lavoro del giovane cineasta senza appello, dall’altra chi ha cercato di cogliere particolari sfumature di un lungometraggio intenso ma che lascia l’amaro in bocca. La “Region Salvaje” è la ricerca di un genere non definito: Escalante, sullo sfondo della società messicana, fa confluire l’horror e la fantascienza, con un tocco di cinema erotico che ha ricordato, per certi versi, il celebre “The Island” di Kim Ki Duk. La pellicola si apre con una giovane donna – ben interpretata da Simone Bucio – all’interno di un capanno completamente nuda e alle prese con uno strano oggetto dalle sembianze aliene. I tentacoli di quest’ultimo attraggono a sé la giovane Veronica che si concede con corpo e anima.

Sullo sviluppo di una trama zoppicante e, a tratti, priva di senso compiuto, Escalante prova ad approfondire temi di portata sociale e di estrema attualità del contesto messicano (e non solo, ndr.). Tra i personaggi principali de La Region Salvaje, infatti, c’è Angel – interpretato da Jesus Meza – trentenne messicano che di giorno lavora nei cantieri e di notte si dà alla pazza gioia con… suo cognato. Attraverso la caricatura di Angel, Escalante rievoca l’ipocrisia dell’uomo moderno: in pubblico si dichiara apertamente contro gli omosessuali per poi concedersi, e soffrire visibilmente, al fratello della propria moglie. Già, l’ottima – e gradita sorpresa non solo in termini di bellezza – Ruth Ramos nei panni di Alejandra è il simbolo del genere femminile messicano che riesce a ribellarsi. Accudisce i propri figli con senso materno ma non ha alcun remore nel decidere di cambiare vita: il suo bisogno fisico di provare nuove esperienze erotiche la spingono a seguire la “tentatrice” Veronica.

L’alieno a far da collante in una serie di storie paranormali e quanto mai fantasiose: lo strato di superficie che si percepisce, la scarsa verosimiglianza de La Region Salvaje, azzoppa un film di cui si è parlato tanto alla vigilia di Venezia 73. È una pellicola per nulla noiosa seppur a tratti lenta e confusionaria: le immagini erotiche sono abbastanza forti e dall’impatto immediato, meno il resto che cerca di emergere ma senza successo.

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