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La riforma delle pensioni Fornero 4 anni dopo: ecco che cosa si vorrebbe cambiare e perché

Quattro anni fa con l’art 24 del Decreto legge n. 201, cosiddetto decreto “Salva Italia”, del 6 dicembre 2011, il governo di Mario Monti ha provveduto a riformare il sistema previdenziale italiano. La riforma porta il nome dell’allora ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Elsa Fornero, e fu stilata in soli 20 giorni, essendosi insediato il governo Monti il 16 novembre 2011. I partiti che votarono contro la riforma previdenziale furono Lega Nord e Italia dei Valori, a favore si schierò tutta la coalizione che sosteneva il governo, Pd, PDL,Unione di Centro e Futuro e Libertà per l’Italia e diverse altre liste minori. Successivamente il decreto fu convertito con la legge 22 dicembre 2011 n. 214. L’obiettivo del governo Monti era di riuscire a ottenere un risparmio di spesa pubblica diretto a scongiurare il default dell’Italia, vista la crisi del “debito sovrano europeo”.

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Dunque a partire dall’1 gennaio 2012 si introdusse il sistema del calcolo contributivo per tutti i lavoratori che maturavano le anzianità contributive dopo il 31 dicembre 2011. Fu abolito il sistema delle quote e la finestra mobile. La pensione è stata fatta decorrere dal 1° giorno del mese successivo alla maturazione dei requisiti. Mentre per la pensione di vecchiaia fu previsto che sarebbe decorsa a 66 anni con 20 anni di contributi. Per le donne del settore privato e gli autonomi, è stato previsto un adeguamento relativo all’età più graduale che dovrebbe andare a regime nel 2018. Inoltre è stata abolita la pensione di anzianità, sostituita dalla pensione anticipata, ovvero si potrà accedere alla pensione a 41 anni e 3 mesi se donne, 42 anni e 3 mesi per gli uomini, ma i requisiti di età e di contribuzione sono stati rivisti in base alla speranza di vita.

L’eccessiva austerità, l’innalzamento dell’età pensionabile ha subito innescato un dibattito, tra le parti sociali e la politica, per rivedere la legge Fornero, e in modo decisivo questo confronto dura ormai da diversi mesi, fino ad arrivare all’attuale momento politico in cui il dibattito sulla riforma pensionistica è molto acceso e le pressioni sul governo Renzi molto forti per ottenere modifiche significative al sistema previdenziale, con misure che dovrebbero riguardare anche il welfare diretto a ottenere un ricambio generazionale dei lavoratori. La maggior parte delle riforme che il governo di Matteo Renzi ha varato, dal Jobs Act, alla “buona scuola”, a quella della Pubblica Amministrazione, hanno seguito il percorso della Legge delega. Quindi la novità più rilevante del capitolo delle pensioni nella Legge di Stabilità non sarebbero le modifiche in corso su Opzione Donna, settima salvaguardia e altri piccoli aggiustamenti, ma l’approvazione come collegato alla manovra finanziaria di una legge delega di riforma delle pensioni.

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