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La Scala di Milano, storia e curiosità: dai guanti misteriosi della Callas all’azzardo di Manzoni

Come ogni anno la prima della Scala meneghina è al centro dell’attenzione: non farà eccezione neppure questa sera, in cui andrà il scena la Giovanna D’Arco di Verdi, che torna a fare capolino nel prestigioso repertorio scaligero dopo 150 anni di assenza. Noi vogliamo offrirvi, però, un’occasione per fare un viaggio nella storia del Teatro simbolo della città di Milano, senza tralasciare qualche godibile curiosità.

La Scala è frutto del genio architettonico neoclassicista di Giuseppe Piermarini, il suo nome deriva proprio dal luogo in cui il Teatro venne edificato, nel sito dove sorgeva la chiesa di Santa Maria alla Scala. E’ il 1776 e l’Imperatrice Maria Cristina d’Austria commissiona l’opera che diverrà il tempio della cultura e del bel canto che tanto ci invidiarono nel resto del mondo. Il nome del compositore Giuseppe Verdi è sicuramente quello maggiormente legato alla Scala, quali sono le motivazioni di questo profondo e reciproco rimando? Nel 1842 il Nabucco verdiano è un successo acclamatissimo di critica e pubblico, soprattutto per il forte sentimento patriottico che suscita nella Milano attraversata dai fermenti del nascente Risorgimento italiano che si identificherà sempre più con il melodramma e con la sua casa: La Scala.

Nel 1811 fu necessaria una vera e propria ordinanza della polizia che vietava ai gentiluomini di indossare il cappello, accessorio di gran moda e prestigio, in sala. Una regola necessaria per evitare di disturbare la visione dello spettacolo inficiata da ingombranti copricapi. I famosi palchetti scaligeri erano affittati dagli aristocratici milanesi che, durante gli spettacoli, spesso mangiavano, bevevano e giocavano d’azzardo. Si mormora che Alessandro Manzoni avrebbe perso la testa proprio per un tipico gioco di carte di gran moda fra gentiluomini alla Scala. Chiudiamo con un aneddoto sulla divina Callas, protagonista della stagione scaligera a fianco di grandissimi registi fra cui Luchino Visconti con il quale si calò nei panni di Violetta negli anni Cinquanta. Pare che la donna, quando assisteva alle performance delle sue colleghe, tenesse sempre i guanti per un motivo particolarmente ingegnoso: poteva applaudirle, senza passare per invidiosa, rendendo però meno fragoroso il suono dell’applauso…Ah, le dive.

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