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La storia di Antonio: trova un messaggio del nonno scomparso tra le bancarelle di un mercatino dell’usato

Cosa non daremmo per avere un messaggio, un segnale da una persona che ci ha lasciati e a cui tenevamo particolarmente? E se questo avvenisse passeggiando tra le bancarelle di un mercatino dell’usato? Sembrerebbe una commedia romantica e invece è la storia, vera, di Antonio, un trentottenne di Lugo. La vicenda risale a qualche anno fa e a raccontarla è lo stesso protagonista, come riporta il sito Ravenna Today. “Era un periodo non proprio facile della mia vita. – ricorda l’uomo – Parliamo di circa due anni fa. L’azienda in cui lavoravo, a causa della crisi, aveva cambiato i suoi asset e io avrei dovuto trasferirmi all’estero per un lungo periodo. Mia moglie e le mie figlie sarebbero rimaste in Italia e, seppure mi incoraggiassero, in casa c’era un’atmosfera cupa, che mi prende male a ricordare. Mi chiedevo se stessi sbagliando tutto, ma non trovavo le risposte. Soffrivo molto questo ‘sradicamento’, anche perché solo pochi mesi prima avevo perso i miei nonni, uno poco dopo dell’altro. Intorno a loro aveva ruotato per anni la vita della nostra famiglia, intorno al loro affetto, alla loro forza. Ero davvero molto giù”.

Recatosi a Ravenna da un amico per ritirare delle cose che gli sarebbero servite all’estero, Antonio si ritrova – in una domenica d’autunno di due anni fa – tra le bancarelle del mercatino Pala De André: “C’era freddo e nebbia – continua il racconto – e mi ricordo di non essere mai stato così giù come in quegli ultimi mesi. Sistemo in auto la roba del mio amico e mi preparo a partire, quando lui mi fa presente che in città, quel giorno, c’era un mercatino dell’usato dove avrei potuto trovare alcuni oggetti di cui avevo bisogno. Senza troppa convinzione seguo il suo consiglio e dopo pochi minuti mi ritrovo davanti al Pala de André, tra una distesa di bancarelle colorate piene di gente che scherza e ride, e che fa a pugni col mio umore nero. Stavo per tornare in macchina pensando che le quattro cose che mi servivano le avrei trovate altrove. Poi non so cosa mi è preso: ho sentito come se avessi avuto qualcosa da fare lì e sono rimasto. Ho iniziato a girare fra banchi pieni di vestiti, libri, oggetti di ogni tipo, quando a un certo ne ho visto uno che aveva tante sculturine in pietra: animali, bambini, barchette… Ma la cosa bella è che mi sono accorto che in mezzo a queste cose c’era una rosa scolpita. È stato incredibile, mi sono venute le lacrime agli occhi. E, lo confesso, se non ho pianto è stato solo per mantenere un contegno davanti al venditore”.

La commozione di Antonio aveva un motivo: “L’aveva scolpita mio nonno anni prima. – ha confessato- Io lo avevo visto mentre lo faceva. Così l’ho detto al venditore, che mi ha guardato sorridendo e chiedendomi se mio nonno si chiamasse Antonio. Alla mia risposta affermativa, lui l’ha alzata e mi ha fatto vedere, incisa sotto la base, la sua firma, per me inconfondibile. Accanto c’era una frase, di quelle che lui incideva spesso sotto le sue sculture: ‘Una spina è solo una spina’. Chissà perché lo aveva scritto… ormai non era più possibile saperlo. Ma io so il significato che quell’incontro ha avuto per me. È stato come parlare di nuovo a mio nonno, come un abbraccio. La conferma che ero sulla strada giusta e che dovevo lasciar perdere le paure. A distanza di due anni, posso dire che non avrei potuto fare scelta migliore”.

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