in

La super tassa in Francia è finita, Depardieu e gli altri possono tornare

Non è quindi sorprendente il fatto che il 1 Febbraio, data in cui l’emendamento scade, la supertassa verrà eliminata. La tassa era già stata molto annacquata ed era diventata solo l’ombra di quel piano eccezionale di contribuzione alla solidarietà procalamato da Hollande dopo la sua ascesa al potere nel 2012. La Corte Francese aveva infatti ritenuto il provvedimento iniziale di imporre una tassa al 75% a tutti gli individi che guadagnano più di un milione di euro.Alla fine il governo si è limitato alla versione in cui le aziende pagano il tasso del 75% per dipendenti che hanno salari superiori al milione.
Questo ha provocato molto malumore nel mondo del business e l’opposizione ha sottolineato la derisione mondiale riguardante la capacità della Francia di attrarre le grandi multinazionali europee.

Com’è noto, nel 2013 Gerard Depardieu ha deciso di lasciare il paese per protesta contro questa tassa, prendendo la cittadinanza Russa. Era stato detto che l’attore aveva pagato solo il 6% di tasse sull’acquisto della sua nuova casa. Anche i club di calcio Francesi si erano ribellati, evidenziando come la tassa avrebbe reso impossibile ingaggiare i talenti internazionali. Alcuni club della Ligue 1 e 2 hanno minacciato di scioperare nel 2013, sebbene poi il fatto che ben 10 dei giocatori sopra il milione di ingaggio fossero tutti appartenenti al ricchissimo sceicco proprietario del Paris Saint Germain.
La super tassa è un pò il simbolo di questa difficile gestione da parte di Hollande e dei Socialisti, che hanno vinto per una reazione di sinistra dopo Sarkozy ma che presto hanno dovuto fare i conti con una crisi economica pesantissima. Una tassa inutile, specie la versione annacquata, che non ha avuto gli effetti sperati sulle disuguaglianze e soprattutto non ha portato un granchè nelle casse del governo.

Ancora più deleteria è stata la percezione della Francia come luogo “anti-business”, un immagine che è stata sfruttata oltremanica dal primo ministro David Cameron che subito dichiarò che la Gran Bretagna avrebbe steso i “tappeti rossi” ai manager Francesi che volevano evitare la super tassa.
Con un tasso di disoccupazione da record, un economia stagnante e incapace di rispettare i limiti di prestito Europei, Hollande ha deciso di portare il paese in una direzione diversa. L’anno scorso ha nominato due liberali come il Primo Ministro Manuel Valls e il Ministro dell’Economia Emmanuel Macron per dare l’impressione di una Francia aperta al business. Ha poi dovuto riformare il governo cacciando i ministri troppo sinistroidi e ha rischiato la guerra civile all’interno dei suoi stessi ranghi per cambiare il corso del lungo ciclo di crisi che ha fatto precipitare il suo indice di gradimento.

“Le aziende sono a forte rischio” ha detto il rappresentante di piccole e medie imprese Gerard Ramond durante una dimostrazione – “Quest’anno 70.000 imprese sono fallite e 110.000 posti di lavoro sono spariti”. Hollande sembra che stia ascoltando e e punta tutto su un pacchetto di riforme in grado di far ripartire l’attività imprenditoriale, tagliando la spesa pubblica e aprendo le professioni protette. “Tutto deve essere semplificato” ha detto durante il suo discorso di fine anno. “E’ necessario se vogliamo diventare più attraenti, più moderni e più flessibili”. Nonostante tutto, i governi esteri mostrano scetticismo sulla capacità di impatto di queste riforme ed anche in Francia, come in Italia, il governo è afflitto da una furiosa opposizione dall’interno.

Start Upper ed esperto di imprese tecnologiche, 42 anni, laurea e master ottenuto in Gran Bretagna. Vive a Livorno ma viaggia spesso tra Milano e Torino.

Teresa e Salvatore di UeD

Uomini e Donne news, Trono Classico: Salvatore va a trovare Teresa

Ultime notizie calciomercato Lazio: si cerca di chiudere per Hoedt