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Vin brulé, la vera ricetta: ed è subito Natale!

Ci sono cose che capitano una sola volta nella vita. Altre tendono a ripetersi in un irrefrenabile loop routinario. Altre ancora, invece, vengono riproposte una volta all’anno. Il vin brulé, tanto per citarne una. Chi ha scelto che vada bevuto solo sotto le feste natalizie? Della serie: è caldo esattamente come un tè o una cioccolata calda, ma a chiederlo fuori stagione si passa per dementi… L’ultima volta a St. Moritz, quest’estate, non ho avuto il minimo dubbio. Una sera dopo cena ci siamo ritrovati con amici ad ordinare un drink. Faceva particolarmente freddo, in effetti. E poi vaffancuore, diciamocela tutta: la montagna è montagna! Le regole cittadine non dovrebbero valere in cima ai monti, vi pare?!? Me lo stavo già pregustando… Caldo e dal vellutato retrogusto speziato: “Un vin brulé, grazie!”. La faccia del cameriere ha pensato a fare il resto: “Un… Vin Brulé?!? Ahahahahaha… Ma… No! Non lo facciamo. Vin brulé, ma dai…”. Ma che cavolo ho mai detto di così azzardato? Credevo che chiedere un Sex on the Beach con gli scarponi ai piedi potesse destare un certo sospetto, ma il vin brulé… Ok ok, aspetterò Natale!

E infatti… come tutti gli anni, anche a sto giro Mariah Carey, la sua All I want for Christmas, le calde lucine bianche incastonate in festosi addobbi, la pubblicità del panettone Bauli e l’ansia da regalo non si son fatti attendere più del dovuto. Con loro, anche la rituale “Cassoeulata” a casa di Yure che viene aperta sulla sua terrazza con un brindisi all’insegna dell’abbuffo e con alte citazioni del calibro del Canto III dell’Inferno “Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate” ma legate a un contesto leggermente differente: quello della digestione di un piatto impegnativo e non propriamente facilmente digeribile come quello della cassoeula. Brindisi, dicevamo. E mentre tutti si ritrovano a parlare di durelli (nulla di pornografico, giuro!), costine, verze e tutto il resto io rimango lì, in attesa del mio tanto sospirato nettare della felicità: il mio vin brulé!

Last Christmas fa subito Natale. Gli alberi illuminati, gli ingombranti pacchetti, il panettone e i suoi tanto discussi canditi (ogni anno la solita discussione di chi li ama e chi li leva), Una poltrona per due in televisione, Mamma ho perso l’aereo e il profumo della mia, di mamma, che cucina da settimane per potarsi avanti coi compiti… L’elenco di quelle cose che ci trasportano direttamente nell’atmosfera natalizia sarebbe infinito. Tra le tante, per me, c’è lui: il vin brulé. Mi son fatta spacciare la ricetta da Yure che a sua volta si è fatto passare sotto banco da non so chi… Ma questo poco importa. Ieri, per la primissima volta, ho scoperto una chicca legata alla preparazione di questa bevanda afrodisiaca (in tutti i libri di cucina tendono a dire “afrodisiaco”. Mah… Con la combinazione di alcool e zucchero penso che anche il mio vin brulé possa esserlo: bere con moderazione per evitare un incremento della popolazione tra 9 mesi…). Carta e penna alla mano, signore e signori: ci siamo! Ecco a voi la ricetta tanto sospirata… Ta-daaaaaaaaan! Ladies and gentlemen… Il vin brulé (pare sia un ottimo rimedio contro il raffreddore, sapete? E se già ne abusavo prima di saperlo, figuratevi ora che posso pure giustificarmi…)

 

Per ogni litro di vino rosso corposo aggiungete:

 – 200 gr di zucchero

– 2 stecche di cannella (ottime da appendere anche sul vostro albero insieme al resto delle decorazioni: emana un profumino delizioso in casa…)

– 8/10 chiodi di garofano

– 1 limone

– 1 arancia

– ½ noce moscata

– 1 anice stellato

 

In una pentola dai bordi non troppo alti versiamo lo zucchero, le scorze dei nostri agrumi (arancia e limone), le spezie e in ultimo il vino. Si lascia il tutto sulla pentola a fiamma bassa per 5 minuti abbondanti fino al completo scioglimento dello zucchero (continuate a mescolare, nel frattempo). E infine… Ecco la chicchetta scoperta proprio alla cassoeulata di ieri: prendete un accendino (o un qualsiasi tipo di fiamma), avvicinatelo alla superficie del vino e lasciate che l’alcool prenda fuoco fino al suo totale spegnimento. Davanti alla mia faccia attonita, Yure ha specificato “Secondo te perché si chiama brulé altrimenti? Come la creme brulé, no? Va bruciata in superficie…”. Pensavo fosse l’ennesima cazzata raccontatami! Brulé è brulé perché si tratta di vino caldo, no?!? E invece… Googleando a dovere mi son dovuta ricredere: la fiammata finale è fondamentale, pare.

Ai posteri l’ardua sentenza. E a noi? Il vin brulé, l’effetto afrodisiaco e un po’ di sana felicità in corpo!

 

Auguri a tutti  :)

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