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La vita accanto: intervista esclusiva a Monica Menchi

Ha debuttato questa sera al Teatro Stabile di Milano, e vi rimarrà fino al 29 Novembre 2015, per poi spostarsi successivamente a Roma, La vita accanto, il nuovo spettacolo che vede come protagonista la bravissima Monica Menchi nei panni di Rebecca, protagonista del libro di Mariapia Veladiano. UrbanPost ha chiesto all’attrice che per questo spettacolo ha vinto il Grand Prix del Teatro 2015 di raccontare a tutti di cosa parla lo spettacolo spiegando quali parti sono più difficili da rappresentare e quali scelte di regia sono state compiute. Ecco cosa Monica Menchi ci ha detto.

Come e quando ti sei avvicinata a Rebecca, la protagonista de La vita accanto e cosa ti è piaciuto di lei?

Si può dire che sia stato il destino. Leggendo una recensione del libro di Mariapia Veladiano mi sono completamente innamorata del personaggio, di una donna che veniva descritta brutta, che viveva in punta di piedi, del suo desiderio, che è un po’ quello di tutti gli esseri umani, di essere semplicemente amata. C’è voluta tanta fatica, ma alla fine sono riuscita a mettere in scena Rebecca, è un personaggio straordinario nel quale ognuno può ritrovare delle caratteristiche personali. Il suo modo di lottare, con stupore e meraviglia, ha delle sfaccettature straordinarie nonostante il suo“handicap”.

Nell’epoca dove l’apparire conta molto più dell’essere, dove la bellezza è tutto, quale forza serve per raccontare questa storia?

Coraggio.

Cosa cambia nel portare in scena un racconto di questo tipo proprio nei giorni in  cui, per via della ricorrenza legata al 25 Novembre, si parla di donne e di violenza?

La violenza sugli esseri viventi è devastante in tutti i punti di vista, non so se sia peggiore quella fisica o quella mentale, forse la seconda perché ti distrugge in maniera invisibile.

Come mai si è scelto di rappresentare la bruttezza con una maschera e quali altri adattamenti sono stati messi in atto rispetto a quanto descritto nel libro?

Ho fatto un lavoro molto bello e molto faticoso con Cristina Pezzoli (regista dello spettacolo) sul corpo per sentirmi come Rebecca, goffa. Quella che indosso sul palco non è una maschera ma una vera protesi del volto per renderlo in disequilibrio,rendendo una persona inquietante perché imperfetta. E’ stato un lavoro molto attoriale, d’istinto, di interpretazione, su un personaggio che sembra emarginato da tutti, in primis dai suoi genitori, e lei straordinariamente reagisce a ciò’ con la forza, grazie anche alle poche persone che ha vicino che le danno amore.

Quale parte dello spettacolo diventa più difficile da presentare al pubblico a livello emotivo?

Sono due, la violenza che subisce dai compagni in terza media e la scoperta che la madre non l’ha mai rifiutata, e lo scopre quando non c’è più la possibilità di spiegarsi.

Dopo Milano quale sarà la prossima tappa?

A Roma al Teatro dei Conciatori dal 2 al 7 febbraio 2016

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