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La vita oscena, Venezia 2014, recensione

Dalla regia di Renato de Maria, prende vita La vita oscena, film in concorso alla 71. Mostra del Cinema di Venezia, tratto dall’omonimo romanzo di Aldo Nove. L’autore, dopo molti anni, è riuscito a scrivere il suo travagliato periodo adolescenziale, ora lo si può osservare, oltre che leggere.

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photo credit: UrbanPost

Durante il film la realtà si fonde con le proiezioni mentali del protagonista Andrea, che dopo la morte di entrambi i genitori, per lui unico punto di riferimento, viene catapultato in una vita apparentemente senza speranze. Il film inizia con una fusione costante tra passato e presente, dove si fanno da protagonisti le immagini e i pensieri di Andrea. Un flusso di coscienza continuo permane per tutta la visione del film. Andrea ed un dramma familiare. Andrea ed un destino prescritto. Chi, se non lui stesso, potrebbe stravolgere tutto?

Il ragazzo si abbandona ad una vita disperata alla ricerca della fine di tutti i dolori, che è disposto a raggiungere ad ogni costo. Droghe e sesso estremo lo portano apparentemente al punto di non ritorno, tanto che non riesce a capire se sia morto o vivo. Forse la morte è solo un prolungamento estenuante del momento dell’abbandono? Una lotta contro se stessi e la vita che porta a risvolti inimmaginabili.

Particolare e molto curata è la fotografia, ci travolgono sovrapposizioni ed effetti speciali, insieme ad emozioni forti e a volte indefinite, ma sempre presenti. La giostra della vita continua a girare, con o senza noi, e non ci lascia il tempo per scendere a prendere fiato; “il fallimento, – come citato nel film – è un pensiero più grande di noi che c’intrappola nel suo circolo vizioso”. Dobbiamo sbloccare questo meccanismo. Un film molto intenso e riflessivo.

Regista: Renato de Maria

Sceneggiatura: Aldo Nove e Roberto de Maria

Cast: Isabella Ferrari, Clément Métayer, Roberto De Francesco, Iaia Forte, Andrea Renzi, Duccio Camerini, Anita Kravos, Miriam Giovanelli, Eva Riccobono, Valentina Bellè.

Direttore della fotografia: Daniele Ciprì

Montaggio: Jacopo Quadri

Prodotto da Riccardo Scamarcio

Recensione di Arianna Tedesco

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