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La Vita Possibile film 2016, Ivano De Matteo: “Valeria Golino e Margherita Buy in una storia di dramma e amicizia” [INTERVISTA]

La Vita Possibile è il nuovo film del regista Ivano De Matteo che torna nelle sale cinematografiche dopo gli ottimi lavori con “I nostri ragazzi” e gli “Equilibristi”. Abituato a lavorare con ottimi attori come, ad esempio, Valerio Mastandrea, De Matteo in questo suo nuovo lungometraggio può vantare la presenza di due attrici di “fama” come Margherita Buy e Valeria Golino e la piacevole partecipazione di Bruno Todeschini. La Vita Possibile, distribuito da Teodora Film, sarà nelle sale cinematografiche italiane a partire da domani, 22 settembre 2016. UrbanPost ha contattato il regista Ivano De Matteo per presentare il suo ultimo lavoro cinematografico.

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Arriva in sala la sua terza opera cinematografica, da dove nasce l’idea de La Vita possibile?
“L’idea è nata dal momento in cui, con la mia compagna, stavamo cercando un nuovo progetto da trattare. Una nostra conoscente si è confidata un giorno raccontandoci la sua situazione, noi abbiamo scoperto questo mondo e ne abbiamo voluto parlare attraverso un’opera cinematografica. Si tratta di un tema diventato sociale, non volevamo comunque raccontare un film di violenza ma, piuttosto, evidenziare la forza delle donne e le grandi storie d’amore che riescono a nascere e superare la violenza.”

Un dramma che può vantare nel cast nomi di spessore come Margherita Buy e Valeria Golino, quali sono le caratteristiche dei loro personaggi?
“Anzitutto vorrei sottolineare la bravura di Andrea Pittorino, un ragazzino di 13 anni che interpreta Valerio, il figlio di Margherita Buy. Lei è la protagonista che subisce le violenze del marito e trova rifugio in un’amica di vecchia data, interpretata da Valeria Golino; insieme riusciranno a venire fuori da una situazione molto difficile. Nel cast poi mi piace sottolineare la presenza di Bruno Todeschini, attore che ha avuto un ruolo molto importante nel film. Suddividerei questi 90’ di pellicola con una prima parte incentrata sulla violenza dell’uomo, successivamente sull’amicizia tra due donne e, infine, la paura di un bambino.”

Quale messaggio vuole “lasciare” La Vita possibile?
“Più che un messaggio vuole portare in scena una sorta di affresco: si tratta di un film drammatico che tratta eventi, ahinoi, quotidiani. Non volevamo fare un film di bastonate, botte e sangue. Penso che quel genere di film siano diventati all’ordine del giorno, vi sia quasi assuefazione: abbiamo voluto saltare questa fase e mi sono mosso con un percorso inverno rispetto ai miei precedenti lavori dove, invece, iniziavo con una famiglia in ordine che si sfasciava. Qui il filo conduttore è la ricostruzione.”

Dovesse essere lei a curare la promozione del film, quali aggettivi userebbe per convincere il pubblico a vedere La Vita Possibile?
“Guarda, ho notato durante la Prima a Milano che questo film, contrariamente quanto si possa pensare, piace molto alle donne, anche da parte di chi per fortuna non ha mai subito violenze. Ma La Vita Possibile tira fuori la dignità del genere femminile. Anche gli uomini spero lo guardino perché è uno spaccato di vita reale e quotidiana a cui ormai siamo abituati.”

Rispetto a “I Nostri Ragazzi” e “Gli Equilibristi” quali sono le differenze in questo lavoro cinematografico?
“Si tratta, senza dubbio, del film più difficile che ho fatto fino a oggi. Non c’è azione, il film vuole cercare di mettere in risalto l’emozione: questo è molto più difficile da fare, ho cercato di dare un aspetto forte dell’immagine. Bisogna lavorare su un determinato equilibrio, ho dovuto fare molta documentazione e per focalizzare al meglio il ruolo del bambino in un contesto del genere ho dovuto incontrare diversi psicologi Non è facile filmare l’emozione.”

Come mai La Vita Possibile non ha trovato spazio al Venezia 73?
“Beh, a dire il vero io l’ho fatto vedere. Evidentemente non è piaciuto, sarei andato dappertutto, in qualsiasi sezione. Però, mi restano in mente i ricordi de ‘I Nostri Ragazzi’ e ‘Gli Equilibristi’.”

Prima di salutarci, caro Ivano De Matteo: quali sono le sue aspettative e che distribuzione avrà La Vita Possibile?
“Ci sarà una distribuzione indipendente e sono contento di lavorare con Teodora perché cura molto questi temi. C’è molta sensibilità e sentimento, la distribuzione prevede circa 80 copie e ci saranno dei cinema specifici che curano questa tipologia di film. Quale sarà la reazione del pubblico? Difficile avere delle aspettative perché il cinema è un’alchimia, a volte pensi che il film farà il botto e resti deluso mentre altre volte ti sorprende e fai incassi importanti. Il cinema è molto particolare, basta il passaparola, la critica giusta…”

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