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Lady D morte, Harry violento cancella il ricordo della mamma: psichiatra e boxe per sfogare l’aggressività

La morte di Lady D ha scosso gli animi del mondo, scatenando un’ondata di emozione e commozione senza precedenti né repliche perfino in chi non l’apprezzava: possiamo solo immaginare – o forse nemmeno – cosa abbia provocato in quei due figli così affezionati alla mamma, e così piccoli per capire realmente cosa stesse accadendo intorno. E se William si è tramutato in supporto per il fratello, è stato proprio Harry a necessitare il sostegno maggiore per quella perdita così incalcolabile e improvvisa. Secondo quanto riportato nella biografia “Diana. Vita e destino”, ci vollero ben 21 anni prima che il secondogenito di Diana riuscisse a parlare pubblicamente di questa tragica fatalità.

Lady D, la morte della principessa vissuta dai figli

È la mattina di Pasqua del 2017, quando il Daily Telegraph pubblica un’intervista esclusiva in cui Harry, per la prima volta a trentatré anni, parla pubblicamente della morte della madre. Ed è così che il fratello di William confessa di aver completamente cancellato il ricordo di quel giorno per i successivi venti anni, annullando perfino la memoria di Lady D, alla quale fino a quel momento non aveva mai voluto pensare. Non senza conseguenze. La chiusura in sé stesso, infatti, aveva portato Harry ad avere degli atteggiamenti violenti e dei disturbi mentali che ha risolto solo grazie all’aiuto di uno psichiatra e alla pratica della boxe, fondamentale nello sfogare la propria aggressività.

«Mi ha salvato», Harry grato al fratello per l’aiuto ricevuto in un periodo così buio

Sempre tra le pagine della biografia, si legge che fu William a convincere Harry a chiedere aiuto ad uno specialista: «Mi ha salvato», avrebbe detto Harry confessando la situazione di “insopportabile disagio” cui era costantemente sottoposto durante gli impegni istituzionali, e che gli procurava un forte desiderio di reagire con violenza o di scappare. L’occasione pubblica in cui Harry confessò le sue debolezze, – secondo quanto confermato dallo stesso – sarebbe dovuta servire anche a quanti, in preda alle sofferenze psicologiche, non riuscivano a confidarsi, affinché – invece – fossero spronati, anche dalla propria esperienza, a chiedere aiuto.

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