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Lady Diana incidente, i dettagli agghiaccianti di chi arrivò per primo sul posto

Le immagini dell’incidente di Lady Diana sono ancora negli occhi di tutti: la macchina accartocciata, l’atmosfera cupa e nebbiosa del tunnel dell’Alma, e poi i soccorsi tempestivi ma inutili per cercare di salvare la ‘principessa del popolo’. Sebbene le foto di quei momenti abbiano subito fatto il giro del mondo, è ancora raccapricciante leggerne i dettagli nel ricordo di chi per primo arrivò sul posto del tragico schianto. La scena che si presentò agli occhi dei primi soccorsi fu davvero agghiacciante e nella biografia “Diana. Vita e destino”, se ne può scorrere qualche frammento.

Lady Diana incidente, la scena agli occhi dei primi soccorsi

«Il primo ad arrivare fu un fotografo – si legge nel libro che racconta le vicende di Lady DianaRomuald Rat». Grazie alla sua potente moto – che seguiva l’auto della Spencer da quattro minuti – Rat, allora venticinquenne e già al servizio di famose riviste, riuscì a scattare qualche foto mentre si avvicinava a piedi. Ma la cornice era sconvolgente, tanto che un collega, Serge Benhamou, totalmente provato da quell’esperienza, non volle mai più rivedere le immagini scattate nel tunnel. «La Mercedes S280 – è riportato tra le pagine della biografia – era un nero ammasso di rottami, accartocciata su sé stessa e rivolta nella direzione opposta al senso di marcia. C’era un forte odore di benzina, dai resti del motore saliva fumo, il clacson suonava senza interruzione». Mentre le auto sul lato opposto si fermavano per prestare soccorso, Rat «Aprì la portiera posteriore destra e guardò all’interno. Il conducente era morto, la cassa toracica schiacciata dallo sterzo e ancora premuta contro il clacson».

Lo scenario terrificante sconvolge i paparazzi

I particolari cruenti sull’incidente di Lady Diana si fanno sempre più spaventosi: «Sul sedile posteriore […] Fayed era morto, come le gravi ferite alla testa lasciavano subito capire. Diana aveva il capo incastrato tra i due sedili anteriori, gemeva, si muoveva. Rat non scattò più foto. Aveva qualche conoscenza di pronto soccorso e le tastò il polso. I suoi colleghi lo avevano raggiunto e l’atmosfera irreale di quella breve galleria che passa sotto la Place de l’Alma, a Parigi, era adesso rischiarata dalle luci stroboscopiche di decine di flash». Il resto è storia.

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