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L’Agenzia Pubblicitaria Facebook (intervista): stagisti, consegne e luoghi comuni

Abbiamo intervistato il creatore della pagina FacebookL’Agenzia Pubblicitaria” che ci ha raccontato cosa lo ha spinto a crearla. Tra le immagini che animano la pagina de “L’Agenzia Pubblicitaria“, ex “Agenzia Pubblicitaria di Merda”, sono moltissime quelle che riassumono in breve la triste storia vera di chi lavora in realtà del genere: “Se non va internet in ufficio, stasera hai una consegna” è solo una delle tante. La comunità è talmente numerosa che gli ideatori stanno raccogliendo fondi per produrre un gioco da tavolo a tema Agenzia Pubblicitaria. 

Come è nata la pagina “L’Agenzia Pubblicitaria” e qual è il suo scopo?

L’Agenzia Pubblicitaria è nata qualche anno fa per raccontare le vicende che accadevano nel nostro luogo di lavoro, come canale di sfogo di frustrazione e pessimismo, ma sempre con la voglia di riderci su. Questo è il dettaglio che ha reso forte la community legata alla pagina (25 000 utenti attivissimi giornalmente): tutti noi odiamo il nostro lavoro per l’80% del tempo, ma il restante 20% è talmente speciale che non riusciremmo mai a lasciarlo”.

Quali sono i compiti che tutti vorrebbero evitare in un’agenzia pubblicitaria?

Quelli delle vacanze e quelli che ti fanno lavorare nel weekend. Poi ci sono quelli ingrati: tutoraggio dello stagista, ordinare da bere al bar ricordandosi 17 ordinazioni diverse, nascere stagista e crescere account, avere un’idea nuova in 4 minuti con il cliente che ti fissa, andare a pranzo con i planner (se non sei un planner) e fare carriera rispettando le regole”.

Quali sono i luoghi comuni che fanno sorridere chi lavora in agenzia?

I luoghi comuni non fanno sorridere: sono una tragedia. Te ne accorgi quando i creativi inventano freddure e giochi di parole, quando gli account fanno battute che capiscono solo loro. Per non parlare di quando ci si fa scherzi su improbabili consegne anticipate dal cliente”.

Si parla spesso della “dura vita” degli stagisti. Cosa fanno davvero?

In realtà non fanno niente. Si muovono velocissimi, parlano un sacco, fanno cadere cose, ma la verità è che non fanno niente (a meno che non vengano messi a moderare milioni di commenti sotto un post sponsorizzato). La vita dello stagista è dura proprio per questo: hanno il dono di non fare assolutamente nulla sbattendosi da morire. A volte muoiono davvero, ma sono felici di immolarsi per la causa. Altre volte ne escono guerrieri assetati di carriera o, alla peggio, degli schizofrenici”.

Come descrivereste “l’ansia da consegna”?

“Come le 8 ore che si ripetono più spesso nella nostra vita”.

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