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Lanterna Azzurra Corinaldo: la mamma di Daniele racconta il dolore a distanza di un anno

E’ quasi passato un anno da quel terribile sabato 8 dicembre 2018, quando si scatenò il caos nella discoteca la Lanterna Azzurra di Corinaldo. Ci sarebbe dovuto essere un dj set del rapper Sferaebbasta, ma non andò così. Prima che il cantante potesse salire sul palco un gruppo di delinquenti spruzzò dello spray al peperoncino sulla folla per seminare il panico e derubare i presenti. La piccola malefatta si tradusse in una vera e propria tragedia. La discoteca aveva ospitato più persone del previsto e le misure di sicurezza erano decisamente scarse, così nel caos e nella fuga persero la vita quattro ragazzi di neanche 18 anni e una mamma. Tra quelle vittime c’era il giovane Daniele Poggetti di soli 16 anni. Sua mamma, Donatella Magagnini, ha deciso di aprire il suo cuore e ha raccontato il dolore che prova tutt’ora al Corriere della Sera.

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Lanterna Azzurra: Donatella racconta quella sera

Quella sera mia figlia Debora accompagnò al pronto soccorso un’amica che non stava bene. Mi chiama e mi dice: ‘Mamma, qui gira voce che alla Lanterna sia successo un macello e Daniele non risponde’. Le ho detto: ‘Non ti preoccupare, vedrai che fra un po’ ci chiama. L’ho tranquillizzata, ma avevo il cuore sottosopra’”. Queste sono le parole con cui Donatella decide di iniziare il suo racconto. “Quando sono arrivata davanti alle transenne mi sono avvicinata a un carabiniere e gli ho detto: ‘Devo entrare, voglio vedere se c’è mio figlio sotto uno di quei teli’. Il militante mi rispose ‘Se se la sente’ e mi lasciò passare. Mi sono avvicinata a quella fila di lenzuoli e a un certo punto ho visto spuntare una scarpa. Non avevo più dubbi mentre sollevavo il telo, anche se poi guardandolo non sembrava più lui, era un ragazzino irriconoscibile”.

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Il dolore che non passa

Perdere il proprio figlio è un dolore immenso che solo chi lo prova può capire fino in fondo.″È innaturale perdere un figlio. Ti chiedi: che sono rimasta a fare? […] Mi manca tantissimo la fisicità, poterlo stringere a me, alzarmi in punta di piedi per arrivare al suo metro e 80 a dargli un bacio, sentire quella sua voce da adulto […] L’altro giorno ho ritrovato una sua vecchia lettera di quando aveva 14 anni. Avevamo litigato e lui, come faceva sempre, scriveva parole dolci per chiedere scusa, ci metteva cuoricini, mi veniva vicino, mi abbracciava, mi faceva ridere… Impossibile non perdonarlo”. In tutto questo Donatella ha solo un desiderio: rivedere suo figlio almeno in sogno. “Peccato solo che non l’abbia mai sognato da quando non c’è più. Vorrei tanto che succedesse”.

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