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L’attesa di Piero Messina, recensione: primo italiano in corsa a Venezia 2015

Accolto in maniera contrastante oggi è il giorno del primo film italiano in corsa per il Leone d’Oro alla 72esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia: L’attesa di Piero Messina. Al termine della proiezione qualcuno ha fischiato, non sono mancati neppure i “Buu”, mentre una fazione altrettanto consistente di giornalisti ha applaudito ma, per onor di cronaca, va puntualizzato che non sono stati applausi particolarmente convinti.

Una Juliette Binoche perfettamente in parte tesse la sua rete di menzogne per tenersi stretta un’ospite inattesa: la fidanzata francese di suo figlio, morto in un incidente proprio la notte in cui la giovane era in viaggio verso la loro bellissima tenuta siciliana. Messina conferisce parecchia rilevanza e carica di significati oggetti, ritualità e tradizioni tipiche del territorio. La macchina da presa indugia bene, quasi sensualmente, sui visi e sui corpi delle due protagoniste, nello stesso modo intenso con cui accarezza la visione delle candele nelle processioni e il movimento nervoso delle foglie. Si tratta di un film lento, a tratti eccessivamente compiaciuto delle lunghe pause silenziose inferte allo spettatore.

E’ un viaggio nel dolore, quello vero e improvviso, che scardina tutto e che obbliga ad una riorganizzazione interna d’emergenza. Il dolore archetipico delle madri e delle mogli. Nessun personaggio è del tutto positivo, men che meno del tutto negativo, due donne ambivalenti tratteggiate servendosi della gamma sinestetica che il cinema offre. Anche quella che pare la più crudele ed egoista delle menzogne, man mano che ci si addentra fra le spire del dolore, inizia ad essere lentamente compresa, tutelata, giustificata come comprenderemmo qualunque atto estremo mirato all’autoconservazione. Un film interessante, ben realizzato ma senza alcun tratto capace di generare ragguardevole entusiasmo.

Sotto le foto del cast sbarcato oggi al Festival del Cinema di Venezia (Foto di Giulia Cassullo)

johnny depp

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