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Lavorare da casa: sì o no? Un’esegesi ponderata dello smart working

L’iniziativa promossa da Abi,Cgil, Assolombarda e Sda Bocconi è stata vissuta con entusiasmo da centinaia di persone, così riferisce palazzo Marino. Un esercito di professionisti si è riversato in bar, biblioteche, spazi dedicati al co-working, ma soprattutto si è semplicemente riversato dalla camera da letto al proprio salotto, per svolgere le abituali mansioni d’ufficio. Uno studio della School of Management del Politecnico di Milano ha esaminato i pro e i contro del lavoro da casa, sottolineando come vantaggio schiacciante l’ingente guadagno economico: 37 miliardi di euro risparmiati grazie al taglio netto delle spese improduttive. I contro invece riguardano le aziende da una parte che perdono gran parte delle procedure di controllo sul lavoro svolto, e i lavoratori dall’altra che vivrebbero con senso di precarietà diffuso lo smart working.smart co-working

Queste paure sono del tutto comprensibili, ma probabilmente risentono di una buona dose di pregiudizio che si è creato in anni e anni di background in cui il lavoro da casa in Italia ha rappresentato una percentuale inesistente. Cominciamo col dire che lavorare da casa è una cosa meravigliosa; ognuno diventa il guardiano di se stesso, e non avere una presenza esterna che vigila sul proprio operato significa mettersi alla prova, e superare le prove che ci siamo imposti da soli è molto soddisfacente.

In secondo luogo, cosa estremamente più prolifica ed edificante, a casa si possono fare tutte le pause che si desidera. A casa è sempre l’ora del tè. A casa si può andare in bagno anche ogni cinque minuti per controllare allo specchio l’andamento di quel brufolino che vi è spuntato l’altra mattina. In un ufficio, alla decima tisana, qualche collega apprensivo vi fisserebbe con ogni probabilità un appuntamento dallo psichiatra e quell’altro collega con l’ufficio accanto al bagno vi prenderebbe in giro di continuo pensando che avrete fatto indigestione al take away indiano dietro l’angolo. Questi sono tutti fattori che il Politecnico di Milano non può prendere in considerazione per fare statistiche, ma noi di UrbanPost del lavoro da casa ne sappiamo qualcosa e semmai il senso di precarietà dovesse coglierci non sarebbe di certo perché possiamo pettinare il cane durante la pausa caffè.

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