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Lavoro autonomo partita iva: le risposte ai dubbi più frequenti

Sempre più persone ricorrono, per scelta ma molto più spesso per obbligo, al lavoro autonomo con partita Iva. Si tratta di una vera e propria giungla normativa e non solo. Per questo proveremo a rispondere ad alcuni dei dubbi più frequenti.

Quando bisogna emettere fattura?

Sempre. Al termine di ogni prestazione va emessa una fattura che il possessore di partita Iva conserverà in appositi registri. E’ inoltre obbligatorio liquidare l’Iva a cadenza mensile, trimestrale o annuale.

Cos’è la liquidazione dell’Iva?

E’ una tassa sul pagamento della prestazione che va versata all’Erario. Chi riceve il pagamento della fattura ha l’Iva a debito (nel senso che la incassa per conto dell’Erario), chi paga la fattura ha l’Iva a credito (nel senso che la versa a chi ha effettuato la prestazione che a sua volta la verserà allo Stato).

E’ possibile venire pagati con prestazione occasionale?

I possessori di partita Iva possono comunque essere pagati tramite prestazione occasionale, a patto che siano rispettati due parametri. Innanzitutto la durata complessiva del lavoro non deve superare i 30 giorni nel corso dell’anno solare con lo stesso committente ovvero, nell’ambito dei servizi di cura e assistenza alla persona, non deve superare le 240 ore. Inoltre il compenso complessivamente percepito nello stesso anno solare dal medesimo committente non deve superare 5.000 euro.

Tuttavia in alcuni casi questa forma di pagamento non è possibile. Ciò avviene quando: un professionista iscritto ad un albo effettua una prestazione assimilabile a quella propria dei professionisti dell’albo a cui è iscritto; la prestazione riguardi la collaborazione con associazioni sportive e dilettantesche iscritte al Coni; a essere coinvolti sono i membri di un consiglio di amministrazione o i partecipanti a collegi o commissioni; a essere coinvolti siano i titolari di pensione di vecchiaia.

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