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Le 10 regole per creare un video virale di successo

Le campagne video virali sono forse il fenomeno più importante legato alla comunicazione sul web e sui social network: ci sono aziende di piccole dimensioni che sono diventate famose a livello mondiale (come Blendtec), altre che hanno ri-creato interesse per marchi conosciuti già da molto tempo in settori già maturi (come OldSpice).

Per non parlare di cantanti conosciuti solo a livello nazionale, diventati delle star mondiali, come Psy.

Il successo dei video sul web è basato sulla genialità dell’intuizione alla base dello stesso: tutti i video che hanno avuto successo nascono da un’idea originale e sorprendente, col protagonista che fa qualcosa di totalmente assurdo per le nostre abitudini consuete, o perché la storia si sviluppa su un certo binario, poi ne segue un altro totalmente inaspettato (come in una puntata dei Simpson).

Ci sono però dei criteri che possiamo seguire se vogliamo “confezionare” un video che possa avere la concreta possibilità di diventare “virale”.

Intanto dobbiamo uscire proprio dalla mentalità dello spot pubblicitario. Il video non deve essere finalizzato a presentare un prodotto ma a generare viralità: se la storia funziona, verrà condivisa. Al limite il prodotto comparirà alla fine.

La storia stessa deve incuriosire fin dai primi secondi, è fondamentale per catturare il visitatore, che fa “zapping” da un link all’altro che gli compare nella home di Facebook o Twitter.

Già che ci siamo, lo stesso thumbnail, deve incuriosirmi, e in questo caso, ricorrere a “mezzucci” come mettere una bella ragazza discinta, non sarà raffinato, ma funziona.

Come detto più sopra, bisogna sfruttare l’effetto-Simpson: la storia deve sorprendermi e far virare il mio stato d’animo, ad esempio dalla commozione alla risata, anche più di una volta.

Per lanciare il video, è consigliabile avere un gran numero di condivisioni nei primi 2 giorni, e a tal proposito, se si coinvolgono i cosiddetti “influencers”, si può contare fin da subito su un’elevata visibilità dello stesso.

In ultimo, il video stesso deve contenere delle call to action, ossia degli inviti a condividerlo, ma vanno calibrati in modo da non disturbare la visione (l’ideale è inserirli dopo che il video è finito).

Nato a Molfetta, residente da più di 20 anni a Bergamo, e innamorato follemente di Milano. Laureato in Economia Aziendale, ha una passione smisurata per la pubblicità, che ha trasformato in lavoro, occupandosi di Consulenza di Marketing, Copywriting e "Socialcosi". Altre passioni sono i viaggi, la tecnologia, il calcio, le ragazze (non necessariamente in quest'ordine) e l'automobilismo, per cui è giornalista, telecronista e speaker in pista.

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