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Le mosse da evitare per far colpo sulla persona che vi piace

In effetti sì, lo ammetto: l’estate non è stata propriamente dalla mia parte! O forse, a dirla tutta, io non sono stata dalla sua. Non ho intenzione di dilungarmi in prolissi racconti dettagliati, ma… Devo pur farvi capire cosa mi ha fatto giungere alla conclusione della mia estate 2014. La massima della stagione, insomma.

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Partiamo dai dati salienti:

Dove? Bonassola, Liguria

Quando? 14 agosto 2014

Chi? La sottoscritta

In compagnia di? Di un ragazzo che mi piace parecchiuccio…

Ho voluto fare la brillante, diciamocelo. Mare incazzoso e gonfio di onde vatussiane, giusto per darvi una cornice del momento. Insistenza del ragazzo-flirt al mio fianco: “Andiamo a fare il bagno? Andiamo a fare il bagno? E adesso? Andiamo a fare il bagno?”. La mia mini-me cerebrale scuoteva la testa: sentivo a distanza la sua inconfondibile vocina, della serie “Vorrai mica fare la parte della sciura che si  incartapecorisce al sole e si rivela l’anti-sport per eccellenza accompagnata da una buona dose di noia al seguito?!?”. Ok, ok: vado!

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Piedi in ammollo. Già avverto una temperatura che non mi è troppo simpatica. Ma quand’è che sono invecchiata così tutto ad un tratto? Fino all’anno scorso vivevo in acqua santo cielo!

Mi faccio coraggio, nonostante gli schizzi divertiti dei bambini al mio fianco avessero già messo a dura prova la mia sopportazione (cosa vi dicevo: sto invecchiando a vista d’occhio! L’insofferenza è uno dei primi campanelli d’allarme…). Faccio per lasciarmi andare e la sua voce spezza il mio momento di gloria:

Sicura di voler fare il bagno con le onde? Guarda che sono belle grosse…

No, va beh. Quello degli uomini è un mondo davvero curioso. Ma, dico io: prima insistono fino allo sfinimento per andare a fare un bagno con loro e un attimo dopo tendono a demotivarci con una nonchalance pazzesca? Eh no, cavolo!

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Se sono sicura?!?”, sopracciglio destro alzato e mezza smorfia di sfida “ma non scherziamo, dai!”… Come potevo uscirmene altrimenti?!? Mi sentivo la comparsa involontaria di Cocoon 3- la vendetta! Signore dai 70 in su si lasciavano stuzzicare dalla cresta delle aggressive onde che si scagliavano senza pietà sulla riva. Grasse risate riempivano l’aria. Da 1 a 10 quanto sarei stata sfigata tirandomi indietro?

Tre, due , uno… Splash! Un tuffo dove l’acqua è più blu. Niente di più… No, niente. Apparentemente niente. La sensazione era quella delle montagne russe: il corpo sale e scende assecondando il movimento delle onde. Lo stomaco… rimane indietro! Quante paranoie inutili mi sono tirata? Vedi che alla fine ci si diverte sul serio? Non vale la pena di stare distese al sole tutto quel tempo se p…

Oooooooondaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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Mille faccine in lontananza, dalla riva, mostravano i loro occhi versione Urlo di Munch. Non capivo. Mi giro: un’onda alta come 3 dei miei papà stava per pugnalarmi alle spalle. Mi guardo intorno: la corrente aveva portato me e lui a una distanza decisamente esagerata. Distanza compensata dalla sua voce imponente: “Bucalaaaaaaaaaaaaaaaa!!!”. Vero! Ecco di cosa parlavano sempre tutti: non fuggire mai dall’onda ma bucala.

Detto, fatto. Vedo lui entrare nell’onda come fosse burro e uscirne un fiorellino. E poi vedo me: che nel tentativo di bucare l’onda (devo aver calcolato male i tempi…) mi son presa una tramvata in faccia. Son finita sott’acqua senza riuscire a risalire. Panico da asfissia. Risalgo per un brevissimo istante, giusto il tempo di esser trascinata giù da un’altra onda.

Confusione e delirio generale. Le risate non si erano interrotte. I bambini andavano avanti a giocare. Le signore Cocoon non avevano perso il loro sorriso. E io? Beh…

Io ero lì. Arenata alla spiaggia come una balenottera indifesa. Senza costume. Il pezzo sopra si era improvvisato fascia per i capelli e la mutanda un sandalo all’ultimo grido. “Qualcuno verrà ad aiutarmi metre lui tenta di raggiungermi, no?”. Ecco… No! Evidentemente pensavano fosse un tentativo di assecondare una nuova bizzarra mania di selfie marino!

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Nell’istante stesso in cui ho cercato di recuperare il pezzo di sopra, l’ennesima onda mi ha travolta girandomi il braccio e fratturandomi l’omero destro. Domani, 09 settembre, leverò il tutore (di giorno…) e comincerò la lunga fase di fisioterapia.

Conclusione, cari amici e amiche di Urban Post: per sorprendere la persona che avete a fianco, evitate di cimentarvi in imprese che non vi appartengono. Non date ascolto alla competizione col mondo di Villa Arzilla che vi guarda con aria di sfida della serie “Io a 70 riesco e tu no”. Accettate i vostri limiti e fregatevene! C’è chi è portato e chi no. Facciamocene una ragione.

E Bonassola vuole ricordarmi così: nuda come un verme, arenata alla riva, col braccio ribaltato, il corpo agitato come una trota appena pescata e… un sorriso. No, non il mio. Quello di Villa Arzilla…

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