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Le Nuove Professioni Digitali: intervista agli autori Giulio Xhaet e Ginevra Fidora

É uscito da poco il libro “Le Nuove Professioni Digitali”, edito da Hoepli e scritto da Giulio Xhaet, fondatore Made in Digital, coordinatore e docente Sole24Ore Business School, e Ginevra Fidora, consulente digital communication e social media strategist per La Fabbrica S.p.A. Vista la nostra attenzione sulla repentina evoluzione del mondo del lavoro – e la disponibilità degli autori -, abbiamo deciso di raccogliere le loro testimonianze dirette, proponendogli alcune domande che potrebbero essere di interesse popolare. In sostanza, si tratta di un testo che spiega i ruoli più richiesti e le qualità per eccellere nel mercato del lavoro. Queste le risposte alle nostre domande:

Da dove è nata l’idea di scrivere “Le Nuove Professioni Digitali”?

Giulio Xhaet: “L’idea di un libro sulle professioni del digitali è stata una diretta conseguenza della domanda da parte di aziende e agenzie che hanno bisogno di muoversi sul marketing e la comunicazione online e necessitano di nuovi ruoli in grado di gestire ciò che il mercato oggi richiede a gran forza. Il libro si rivolge tanto a persone che vogliono acquisire competenze per raggiungere opportunità di lavoro, quanto a manager di azienda e imprenditori che devono capire chi assumere o a chi affidarsi. Nella stesura del libro ho coinvolto Ginevra Fidora, anche lei esperta di nuovi ruoli e competenze digitali, e insieme abbiamo dato il via a un progetto ambizioso: un libro scritto a 20 mani, con il contributo di alcuni tra i migliori esperti del settore”.

Nel libro si parla dei ruoli più richiesti nel mercato del lavoro. Volendo fare una classifica, quali sono le tre figure più ricercate?

Giulio Xhaet: “Difficile fare una casistica, lo scenario è in evoluzione repentina. Nelle aziende oggi si è visto un aumento di richieste per i digital advertiser, i web Analyst e i Data Scientist, professione quest’ultima nata pochissimo tempo fa, e che si fatica a trovare. Si tratta di un interprete di alto livello dei big data di cui può fruire un’azienda. Il punto è che diverse realtà avrebbero a disposizione tantissimi dati, spesso sottoutilizzati o utilizzati male e che invece potrebbero, se ben interpretati e confrontati tra loro, produrre informazioni e strategie decisive per un servizio, una linea di prodotto, un’attività che riguarda l’intero business aziendale. Si tratta di una figura professionale per la quale esiste molta domanda e ancora poca offerta: le aziende faticano a trovare professionisti con tali competenze. il data scientist oggi non è solo richiesto: è corteggiato dal mercato del lavoro! Le agenzie, inoltre, sono a caccia di ottimi Community / Social media manager e digital pr. Ma tutte le professioni presenti nel libro oggi rappresentano un buon biglietto da visita per raggiungere occasioni concrete”.

Quali sono i percorsi di formazione più adatti per avventurarsi in una di queste professioni? Le scienze umanistiche sono da scartare a priori?

Giulio Xhaet: “Al contrario! Le scienze umanistiche trovano una loro rivincita proprio grazie al digitale! Quasi tutti gli autori del libro, oggi professionisti hanno studiato scienze della comunicazione, semiotica, economia, scienze sociali. Tra cui il sottoscritto, che veniva bonariamente preso in giro per essere “Dottore in Scienze delle Merendine”. Riguardo i percorsi di formazione, oggi sono molti e diversificati. Un obiettivo del libro è infatti citarne e presentarne alcuni tra i migliori!”.

In un mondo come quello del lavoro, in cui c’è sempre più concorrenza, quali sono le qualità principali per emergere?

Ginevra Fidora: “Credo che una qualità fondamentale sia l’approccio proattivo al mondo del lavoro; poi, a seconda del settore, un giusto mix di competenze tecniche e attitudini. In particolare per lavorare nel digitale ciò che serve davvero è una “intelligenza a misura di rete”, cioè un insieme di attitudini, caratteristiche e soft skills che permettono di adattarsi e dominare le novità e gli aggiornamenti, e che si rivelano perciò fondamentali nel lungo termine:
– innanzitutto la resilienza, intesa come la capacità di adattarsi al cambiamento e di aggiornarsi;
– real-time attitude, la capacità di “capire cosa sta succedendo mentre sta succedendo” e di sfruttare le potenzialità della rete agendo non solo velocemente ma soprattutto “al momento giusto”;
– la capacità di vivere in modalità all-line (integrando in modo spontaneo online e offline) e di progettare esperienze crossmediali e transmediali, integrando più media e coinvolgendo gli utenti;
– l’attitudine a discernere, curare i contenuti, filtrare le informazioni, individuando solo quelle effettivamente rilevanti”.

Quanto ha inciso la diffusione del web e del digitale sul cambiamento di direzione del mercato del lavoro?

Ginevra Fidora: “La risposta è ovvia: sta cambiando tanto, in tanti sensi: da un lato, la rivoluzione tecnologica degli ultimi anni e l’introduzione di macchine sempre più sofisticate hanno reso sostituibile una buona fetta della forza lavoro; dall’altro sono nate numerose figure professionali legate ai nuovi strumenti. Nel libro parliamo di quelle principali legate al mondo del marketing e della comunicazione, ma ce ne sono altre, poco conosciute, che invece aspettano ancora una “classificazione”. Un aspetto di cui si parla poco è l’aumento del numero di freelance, come scelta personale del lavoratore o spesso come conseguenza della ricerca, da parte delle aziende, di forme di collaborazione più flessibili: nonostante l’intenzione dichiarata di investire nel digitale la maggior parte delle imprese tende ancora a muoversi con molta cautela”.

Come mai, secondo lei, il livello di digitalizzazione in Italia, in particolare nel marketing e nella comunicazione, è molto più basso rispetto a quello di altri Paesi?

Ginevra Fidora: “Credo che le ragioni siano sostanzialmente due:

– la diffidenza e lo scetticismo che abbiamo verso l’innovazione, e in particolare verso il mondo “virtuale”, e verso tutto ciò che non possiamo toccare con mano;

– la lentezza con cui scuole, università, si adeguano al cambiamento. C’è da dire in loro difesa che non è facile creare corsi di studi ad hoc per questi nuovi professionisti, vista l’incredibile rapidità con cui il settore si aggiorna”.

Cosa deve aspettarsi chi si cimenterà nella lettura del libro?

Giulio Xhaet: “Uno scenario molto attuale per capire il mercato del lavoro digitale da un punto di vista anche socio-economico, uno studio fresco e aggiornato sulle digital skills e le attitudini richieste dalle aziende, numerosi esempi concreti, consigli e punti di vista da chi lavora da anni nel settore”.

Written by Giuseppe Cubello

Studente all'Università Magna Graecia di Catanzaro. Innamorato dello sport. Sogno di diventare presto giornalista pubblicista.

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