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Le sfide lavorative preservano l’acutezza mentale negli anni successivi

Le variazioni delle abilità cognitive sono spesso parte del processo di invecchiamento.
Una nuova ricerca, però, suggerisce che alcune modalità lavorative durante gli anni di occupazione possono contribuire a moderare il declino cognitivo durante gli anni della pensione.

Gwenith G. Fisher, dell’Università del Michigan (Michigan, USA), e colleghi hanno analizzato i dati raccolti su 4182 uomini e donne. I partecipanti sono stati intervistati circa otto volte tra il 1992 e il 2010, a partire da quando erano di età compresa tra 51 e 61 anni. I soggetti hanno lavorato in una grande varietà di posti di lavoro e condotto lo stesso tipo di lavoro per più di 25 anni, in media.

I ricercatori hanno esaminato le esigenze mentali richieste da ogni lavoro nel periodo di attività preso in esame: analisi dei dati, sviluppo di obiettivi e strategie, presa di decisioni, risoluzione di problemi, valutazione di informazioni, ecc. Inoltre, il team ha valutato il funzionamento dei processi mentali dei partecipanti, utilizzando test standard di memoria episodica e stato mentale.

I ricercatori hanno osservato che i soggetti che avevano lavorato in posti di lavoro che richiedevano loro maggiori sforzi mentali avevano più probabilità di avere ricordi migliori e più probabilità di avere cali più lenti di memoria dopo il pensionamento rispetto alle persone che avevano lavorato in posti di lavoro che richiedevano loro meno attività mentali. Le differenze al momento del pensionamento non erano grandi, ma sono cresciute nel tempo.

Gli autori dello studio concludono che: “I risultati indicano che esercitare una professione caratterizzata da livelli elevati di attività mentali è stato associato con alti livelli di funzionamento cognitivo prima del pensionamento e un tasso più lento di declino cognitivo dopo il pensionamento”

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