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Le staminali della pelle ci proteggono in funzione dell’ora

Per chi, di ritorno dalle vacanze estive, nel badget economico speso ha fatto i conti anche con costosissime ma necessarie creme solari, questa notizia potrebbe interessare di più.

Due team di ricercatori (uno spagnolo, l’altro elvetico) in collaborazione reciproca hanno scoperto che le cellule staminali presenti nel nostro tessuto epidermico si attivano secondo precisi schemi, regolati dai ritmi circadiani, per proteggere il DNA della pelle dagli agenti esterni ambientali.

La scoperta è stata effettuata dal Centro di Regolazione Genomica dell’Università Pompeu Fabra (in Svizzera) e dall’Istituto Catalano di Ricerca e Studi Avancats a Barcellona (Spagna). In particolare, dagli studi effettuati è emerso che durante le ore di luce, nelle cellule staminali ci sono diversi picchi nella produzione di geni che si occupano di proteggere il DNA della pelle da raggi del sole. E questo avviene anche nell’uomo.

pelle

Secondo Salvador Aznar Benitah, del Centro di Regolazione Genomica di Barcellona “La cute possiede un orologio endogeno che gli consente di sapere esattamente che ore sono e la aiuta a capire quale sia il momento migliore per mettere in atto una serie di attività di difesa“. Il problema, però, è che con l’avanzare dell’età questo orologio inizia a perdere colpi e non è più in grado di stimolare i processi rigenerativi delle staminali. Per questo “ora dobbiamo indagare quali siano le cause che inducono questo orologio a funzionare sempre meno“, in questo modo “la nostra scoperta potrà così contribuire a studiare nuove strategie per prevenire l’invecchiamento prematuro e il cancro della pelle“, precisa Benitah.

Ricordiamo che i ritmi circadiani sono quei ritmi scanditi dalle 24 ore solari che regolano e influenzano alcune importanti funzioni biologiche del nostro organismo, ad esempio il periodo veglia-sonno, quello della secrezione di cortisolo o di altre sostanze biologiche o il ciclo di variazione della temperatura del corpo legato al sistema circolatorio.

I risultati di tale scoperta sono stati pubblicati su Cell Stem Cell.

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