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Legalizzazione droghe leggere e prostituzione: più Pil e meno mafia

Si può mettere da parte per qualche minuto il finto moralismo che da sempre regna in Italia e fare un ragionamento sui vantaggi che potrebbe portare la legalizzazione di droghe leggere e prostituzione? Forse è arrivato il momento di finire di prenderci in giro, nascondendo come gli struzzi la testa sotto terra e facendo finta che i due fenomeni non sono dilaganti nel Belpaese.

Qualche mese fa l’Osservatorio Europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, lo ‘Emcdda’, ha diramato alcune graduatorie che hanno confermato che pur essendo attualmente in vigore la legge più repressiva d’Europa, l‘Italia è il paese con il maggior numero di consumatori di sostanze stupefacenti del continente: il 14,3 per cento degli italiani fra 15 e 64 anni fa uso di cannabis e suoi derivati. Ancora, secondo un’analisi del Parsec nell’arco di tempo tra il 2005 e il 2008, in Italia sono state contate circa 45mila prostitute in totale, italiane e straniere, indoor (casa) e outdoor (strada).

Prostituzione

Si parla di due fenomeni che, si può far finta che non esistano quanto si vuole, ma sono presenti e floridi in Italia. Basta trovare la piazza giusta e senza alcuna fatica sono i pusher ad avvicinarti alla luce del sole. Basta percorrere la strada giusta o fare una breve ricerca su internet per riuscire a trovare donne di tutti i gusti con la quale trascorrere un po’ di tempo.

Eppure, in questa fase critica della vita della Repubblica Italiana si parla tanto di programmi di governo ma nessuna delle maggiori forze politiche ha tirato in ballo questi due argomenti. Nemmeno il Movimento a 5 Stelle, che ha fatto del pragmatismo dei numeri, dei conti, dei dati la leva per scardinare la ‘casta’. Infatti, senza nessuna pretesa di scientificità dei dati (anche quelli fin da ora riportati sono stati rinvenuti su internet facendo una ricerca da normale persona interessata), qui si vuole cercare di fare un ragionamento più di convenienza che di principio.

Secondo uno studio effettuato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e da Transcrime (reperibile tranquillamente al sito www. investimentioc.it), datato febbraio 2013, il ricavo annuale delle mafie presenti in Italia si aggira intorno ai 25,7 miliardi di euro. Di questi il 23,4 per cento (poco più di 6 miliardi) è ricavato dal traffico di tutte le droghe mentre l’8,2 per cento (2,1 miliardi circa) dal traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale. Ponendo che dei 6 miliardi provenienti dal traffico di droghe, il 50 per cento (anche se forse la percentuale può essere maggiore) derivi da quello delle droghe leggere (hashish e marijuana) ed aggiungendo i 2,1 miliardi dello sfruttamento della prostituzione, si parla di 5,1 miliardi di euro l’anno (mediamente) destinati agli introiti di Cosa Nostra, Camorra, ‘Ndrangheta, criminalità organizzata pugliese e altre mafie.

A parte i ricavi che potrebbero essere sottratti alle mafie sarebbe utile snocciolare anche qualche punto a favore della legalizzazione di droghe leggere e prostituzione. Partendo dalle droghe leggere, è facile presupporre che ad una legalizzazione possa susseguire la nascita di tutto un indotto economico che parte dalla produzione fino alla vendita. Quindi un incremento delle attività agricole e di trasformazione, dei trasporti, fino alla vendita nei coffee shop, seguendo il modello Amsterdam. Inoltre tutti i prodotti vanterebbero rigidi e dettagliati controlli di qualità in modo da evitare che le sostanze vengano tagliate con altre sostanze chimiche (cosa che facilmente avviene nei traffici illeciti) per aumentarne l’effetto e la dipendenza. In breve significa riduzione di introiti per le mafie, aumento degli introiti dello Stato, nascita di nuovi posti di lavoro, meno locali sfitti (con la realizzazione di coffee shop), sicurezza sulla qualità dei consumi.

Passando alla prostituzione, argomento ancora più delicato, i vantaggi forse potrebbero essere ancora maggiori, e non soltanto di natura economica ma anche umana. Legalizzare la prostituzione significherebbe non avere più donne (semmai minorenni) costrette a vendere il proprio corpo per strada da ‘magnacci’. Significa non assistere più all’arrivo incontrollato di giovani donne che, ingannate dal ‘Sogno Italia’, vengono fatte arrivare nel Belpaese con la promessa di successo e si ritrovano da sole in balia di sfruttatori. Anche in questo caso significa tutelare la salute sia delle professioniste che dei clienti, se solo si disponessero controlli periodici dello stato di salute di chi offre il servizio. Significa regolarizzare lavoratrici (ed anche lavoratori) che poi pagano regolarmente tasse ed affitto dei locali in cui esercitano. Tutto in spazi (alla stregua del Red light district, citando ancora Amsterdam) ben circoscritti e controllati, evitando lo scempio ed il degrado di parti un po’ più in ombra delle città d’Italia.

Quindi significa anche in questo caso togliere ninfa vitale alla criminalità organizzata ed iniettarla allo Stato. La legalizzazione di entrambi i commerci significherebbe, dunque, anche vedere un minor numero di arresti per i reati imputabili oggi a questi mercati clandestini e la riduzione dei processi giudiziari.
Infine sembra lecito pensare anche ad un incremento del turismo. Quindi se si riesce a mettere da parte un po’ di ipocrisia e si comincia a ragionare concretamente ed a tener conto che questi fenomeni forse è meglio riuscire a canalizzarli nella giusta direzione invece di far finta che non esistono, forse, con le dovute leggi, si potrebbe riuscire a portare un sospiro di sollievo e ad allontanare un po’ questa situazione economica che non sta facendo altro che mietere vittime in tutta la penisola.

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