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Legnano, il primo intervento in ipnosi alla testa senza dolore

Il reparto di Neurochirurgia dell’ospedale di Legnano si è fatto precursore di una tecnica assolutamente d’avanguardia: il primo intervento in ipnosi alla testa senza dolore. È stato eseguito su un paziente di 69 anni, cui è stato rimosso un ematoma sottodurale. «È il primo intervento fatto a Legnano e non solo: – spiega il dottor Roberto Stefini, primario della Neurochirurgia di Legnano – dalla letteratura scientifica internazionale in nostro possesso, non abbiamo trovato descrizioni di casi analoghi. Noi consideriamo questo intervento di routine. Ma la chirurgia in ipnosi è un assoluto per noi, e va distinta dalla “awake surgery”, ovvero dalla chirurgia con il paziente sveglio, che pure pratichiamo. Però – prosegue il primario – in questo ultimo caso il paziente viene candidato da uno psicologo, che lo segue prima, durante l’operazione e dopo. Pur interagendo con l’équipe, il paziente viene sedato, poi risvegliato, e poi ancora sedato». 

Legnano, intervento in ipnosi: il racconto del chirurgo

«Nella chirurgia con l’ipnosi – approfondisce il dottor Stefini dell’ospedale di Legnanol’approccio è diverso: lo psicologo non interviene, ma è il chirurgo ipnotista che lavora fianco a fianco con il malato». E il chirurgo ipnotista in questo caso è il dottor Andrea Cividini. «Quando mi ha detto che avrebbe usato le ferie per frequentare un corso di ipnosi, – ricorda Stefini in merito alla scelta del collega di studiare con il maggior esperto in Italia di ipnosi, il torinese Antonio Maria Lapenta – ero scettico. Oggi invece possiamo raccontare dove ci ha condotto quella formazione». Il dottor Cividini, 36enne varesino, ha così spiegato la tecnica: «L’ipnosi è uno stato fisiologico alterato ma dinamico della coscienza. Quando ho proposto al paziente la metodica ha aderito con curiosità. L’intervento è stato preceduto da tre sedute di ipnosi, nelle quali abbiamo fatto una registrazione continua dell’encefalogramma e osservato la capacità di sviluppare un’analgesia naturalmente, cioè di non sentire dolore. Mercoledì (31 luglio 2019, ndr) il malato è stato portato in sala operatoria a mente lucida, senza assunzione di nessun tipo di calmante. Io ho indotto la trance: dapprima invitandolo a concentrarsi sul respiro, poi a rilassare la tensione muscolare. Successivamente, usando una regressione d’età, l’ho accompagnato a quello che si chiama “un luogo sicuro”, che può essere un luogo dell’infanzia o la poltrona del salotto. Dunque uno spazio mentale in cui siamo a nostro agio. Il passo successivo è ottenere l’analgesia, ovvero non avvertire dolore».

«Quando ha riaperto gli occhi aveva un’espressione serena», soddisfazione per i chirurghi

Solo dopo aver raggiunto lo stato di trance, il dottor Stefini ha inciso la cute e il cranio per aspirare l’ematoma sottodurale. Ma proprio nel divaricare i tessuti, si è dovuto intervenire con una minima infiltrazione di anestesia locale cutanea, dopo aver colto una smorfia di disagio sul volto dell’uomo. L’intervento, avvenuto sotto la sorveglianza dell’anestesista Luigi Locati, è proseguito regolarmente e dopo aver suturato la ferita, il malato è stato risvegliato dalla trance dalle parole del dottor Cividini: «Quando ha riaperto gli occhi – ha concluso Stefini – aveva un’espressione completamente serena, e noi chirurghi sappiamo che non è sempre così».

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